“Vendetta”, il diario del killer di Lecce e la svolta nel processo

Antonio De Marco era capace di intendere e di volere? La perizia dice sì, ma va integrata e il caso del killer di Lecce sarà aggiornato a luglio. È quanto è emerso durante la prima udienza del processo che si è svolta ieri alla Corte d’Assise del capoluogo salentino.

Al vaglio la perizia stilata da Andrea Balbi, direttore del dipartimento di salute mentale della Asl Roma 3, e dal neuropsichiatria Massimo Marra nei giorni scorsi, che sono stati interrogati dai legali dello studente di infermieristica Andrea Starace e Giovanni Bellisario. Secondo gli avvocati, riporta Adnkronos, nella perizia sarebbero presenti criticità e lacune. Per cui si è deciso di rimandare l’analisi dell’elaborato integrandolo con altro materiale documentale entro 60 giorni da questa prima udienza.

Parte di questo materiale è costituito da un diario, un quaderno giallo su cui De Marco appuntava i propri pensieri e che è stato trovato una settimana dopo il duplice omicidio nella casa in cui l’imputato si era trasferito dopo aver coabitato con le vittime. Si parla forse anche dell’incipit di un romanzo dal titolo “Vendetta”. “Se entro la fine di quest’anno non avrò una ragazza, ucciderò una persona”, scrisse De Marco sul suo diario. Il 21 settembre 2020 il giovane uccise l’arbitro Daniele De Santis, 33 anni, e la sua fidanzata 30enne Eleonora Manta: i due avevano condiviso con De Marco l’appartamento di via Montello, dove sono stati colpiti a morte con un’arma da taglio. Il quaderno sarà analizzato sempre da Balbi e Marra: gli specialisti avranno tempo fino al 6 luglio per depositare le loro considerazioni psichiatriche.

Come chiarisce LaPresse, gli esperti non hanno trovato nel reo confesso una patologia mentale rilevante ai fini forensi, ma al tempo stesso hanno rilevato un disturbo narcisistico della personalità.

Adnkronos spiega che gli avvocati di De Marco abbiano sollevato dubbi sul fatto che i periti si siano pronunciati sui documenti ma non sugli incontri avuti in carcere, in cui l’imputato pare abbia fatto scena muta. Starace e Bellisario hanno, in queste settimane, espresso preoccupazione per le condizioni emotive del loro assistito, che avrebbe abbandonato qualunque attività per lui consueta e si sarebbe rifugiato in una profonda rassegnazione. “È importante intanto – ha commentato Andrea Starace ad Adnkronos – che sia stata accettata questa richiesta di integrazione, poi sentiremo i nostri consulenti. Il nostro obiettivo era quello di verificare il percorso con cui si è arrivati a quelle conclusioni. Poi valuteremo ulteriori passi”.

Rispondi