Variante Delta “buca il vaccino”. Contagiati e gravi anche con due dosi: lo studio che terrorizza l’Istituto superiore di sanità

Se in Gran Bretagna è “quasi inevitabile” che si arrivi a “100mila nuovi casi di Covid al giorno”, con “mille ricoveri ogni 24 ore”, come sostiene il professor Neil Fergusson, consigliere di Boris Johnson, in Italia non c’è da stare sereni. Il tasso di positività infatti è salito dall’1,9 al 2,3 per cento e i nostri esperti sono in allarme. Anche perché uno studio sulla variante Delta nel Guandong in Cina ha rivelato che le persone contagiate da questa mutazione hanno una carica virale di 1.260 volte superiore rispetto agli altri ceppi, rivela La Stampa.

A preoccupare gli scienziati ci sono due elementi. Il primo è che i vaccini potrebbero non proteggere totalmente gli over 80 sottoposti a doppia dose. Il secondo riguarda le nuove e numerose mutazioni in arrivo, che possono essere causate sia dagli errori che il virus commette nel replicarsi quando circola liberamente, sia dalla campagna di vaccinazione stessa, perché il Covid tende a modificarsi quando incontra un muro.

Rispetto alla capacità di bucare il vaccino, devono far riflettere i numeri dell’ultimo bollettino di sorveglianza integrata sul Covid pubblicato dall’Iss. I numeri assoluti sono modesti perché si riferiscono ai contagi degli ultimi 30 giorni, quando di virus ne circolava poco. Però tra gli over 80, a stragrande maggioranza vaccinati, il 57,5% dei casi (487) ha riguardato gli anziani protetti a doppia dose. Per gli ospedalizzati, il 10,9 per cento aveva fatto anche il richiamo mentre il 23,6 per cento aveva fatto una sola dose.

I decessi si sono verificati invece nel 65,9 per cento dei casi tra i non vaccinati, nel 9,4 per cento tra gli immunizzati con una dose e nel 24,7 per cento di quelli protetti da doppia dose. Percentuali che non devono far pensare alla inefficacia dei vaccini, dato che i contagi in numeri assoluti restano molto bassi. Ma fanno capire che una più ampia circolazione del virus non sarebbe indolore dal punto di vista dei ricoveri e delle vittime. E poi c’è il problema mutazioni.

“Quando c’è un cambiamento nella composizione della popolazione suscettibile, come nel caso di una immunità diffusa indotta dai vaccini”, spiega a La Stampa la professoressa Maria Capobianchi, direttrice del laboratorio di virologia dello Spallanzani, “solo quei virus con caratteristiche diverse da quelle riconosciute dagli anticorpi riusciranno a replicarsi diventando prevalenti. Anche se nelle persone vaccinate le forme gravi di malattia saranno prevenute”, Per questo, “serve affiancare alla vaccinazione le misure di prevenzione e la sorveglianza”.

 

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