Vaccino e reazioni allergiche? Come stanno davvero le cose

Il V-Day dello scorso 27 dicembre ha dato il via alla campagna vaccinale anti-Covid in tutta Europa: le prime dosi del vaccino Pfizer-BioNtech sono state somministrate agli operatori sanitari delle principali nazioni europee.

Cos’è Peg

Mentre si è messo in moto l’enorme “motore” dei vaccini che consegnerà centinaia di migliaia di dosi, settimanalmente, all’Italia e ad altri Paesi, si parla delle eventuali, possibili (rarissime) reazioni allergiche dopo la somministrazione.

Nel caso specifico di quello della Pfizer, la causa sarebbe da imputare alle nanoparticelle di polietilenglicole (Peg) che avvolgono l’mRna contenuto nel vaccino. Non tutti, però, sono d’accordo. Prima di capire quanto e se è necessario preoccuparsi, bisogna spiegare che questa sostanza è un polimero che trova numerose applicazioni in campo bio-farmaceutico ed è utilizzato in ambito di ricerca per la produzione di anticorpi monoclonali (quelli che vorrebbero tutti), ma anche nei lassativi, nelle formulazioni di altri prodotti farmaceutici (dagli unguenti alle compresse) e nei cosmetici, compresi dentifrici e shampoo. Insomma, è considerato una molecola sicura.

La novità è che, secondo quanto pubblicato da una ricerca pubblicata su Science, il Peg non sarebbe mai stato usato prima d’ora in un vaccino approvato. In tutto, sono state rilevate 8 reazioni allergiche avverse dopo l’iniezione di Pfizer- BioNTech su circa 272mila persone. Alcuni allergologi e immunologi ritengono che un piccolo numero di persone precedentemente esposte a queste nanoparticelle possa avere alti livelli di anticorpi contro il Peg, mettendoli a rischio di una reazione anafilattica al vaccino. Altri, invece, sono scettici sul collegamento con eventuali reazioni allergiche.

“Le reazioni allergiche sono rare”

“Il Peg è una sostanza presente in numerosissimi farmaci, ci sono segnalazioni di migliaia di molecole farmaceutiche in cui viene utilizzato perché è un composto che serve alle nanoparticelle lipidiche per veicolare l’Rna nella cellula, è un componente del vaccino. Il fatto che possa essere immunogenico (quindi capace di indurre una reazione immunitaria, ndr) è alla stessa possibilità di qualsiasi altra sostanza che utilizziamo in altri farmaci ed anche in altri vaccini”, ci spiega in esclusiva il Prof. Marco Falcone, ricercatore di Malattie Infettive all’Università di Pisa, in forza all’Unità operativa dell’Aoup e membro del consiglio direttivo della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali). “Dire che possa inficiare la sicurezza del vaccino è un’affermazione che non possiamo fare”.

Al momento, e le vaccinazioni proseguono a ritmo sostenuto, sono stati evidenziati rarissimi effetti collaterali. “Ad oggi, l’ipotesi che possa essere immunogenico, in linea generale non può essere scartata al 100% ma è un’ipotesi che rientra fra quelle più disparate che si possono fare sul vaccino – sottolinea Falcone – Sulla base di questa formulazione, non può esserci un’automatica associazione di questo con eventuali reazioni allergiche ritardate. Ad oggi, non si sono nemmeno verificate se non in casi rari”.

 

 

Un po’ di numeri. Come sottolineato dalla stessa rivista Science che ha messo in dubbio i peg, le reazioni anafilattiche possono verificarsi con qualsiasi vaccino ma di solito sono estremamente rare, circa una per un milione di dosi. Al 19 dicembre, gli Stati Uniti avevano visto sei casi di anafilassi tra le 272mila persone vaccinate, il Regno Unito soltanto due. Inoltre, nella fase dei trials clinici di Pfizer, nessuna reazione allergica è stata evidenziata in studi su oltre 44mila persone che si sono offerte volontarie per testare il vaccino sebbene siano state escluse le persone con una storia di allergie e gravi reazioni avverse ad altri vaccini, che meritano una menzione a parte.

Peg dentro shampoo e dentifricio

Queste sostanze, come accennato in precedenza, sono anche utilizzate in prodotti di uso quotidiano come dentifricio e shampoo come addensanti, solventi, ammorbidenti e trasportatori di umidità e sono stati usati come lassativi per decenni. Un numero crescente di prodotti biofarmaceutici include anche composti ‘PEGilati’. Per tanto tempo, si pensava che fossero biologicamente inerti, ma un numero crescente di prove suggerisce che non lo sono. Secondo uno studio del 2016 condotto da Samuel Lai, un farmacista presso l’Università del North Carolina, il 72% delle persone ha almeno alcuni anticorpi contro i peg, presumibilmente a causa dell’esposizione a cosmetici e prodotti farmaceutici. E poi, circa il 7% di chi li possiede avrebbe un livello abbastanza alto da predisporli a reazioni anafilattiche.

“Ce ne saremmo già accorti”. “Esiste un rischio allergico perché questi componenti sono stati descritti in passato come potenziali meccanismi di insorgenza di allergia: tuttavia, che questo vaccino possa dare una reazione allergica su vasta scala, dai dati che abbiamo a disposizione non c’è”, rimarca il Prof. Falcone. “Parliamo di un numero di casi che si contano sulle dita di una mano su un numero di vaccinati pari a centinaia di migliaia di persone”. Ed i numeri parlano a favore del vaccino: oltre ai 40-50 mila volontari della Pzifer, negli Stati Uniti sono già state vaccinate un milione di persone, 140mila in Israele, 2-300 mila nel Regno Unito. In totale, i numeri parlano di quasi due milioni di vaccinati al Covid in tutto il mondo. “Se avessimo avuto un numero alto di reazioni allergiche ce ne saremmo già resi conto, ormai il numero di vaccinati è altissimo”, afferma.

Quali sono i “rischi”

Ma in cosa consistono le eventuali reazioni? “Nella maggioranza dei casi sono banali e di bassa entità: un po’ di dolore dove è stata fatta la puntura, indolenzia ed un minimo di febbre. Le rarissime reazioni anafilattiche sono reazioni allergiche, comparsa di prurito e orticaria oppure qualche rarissimo caso di qualche reazione anafilattica più seria in cui le persone hanno avvertito capogiro e riduzione della pressione arteriosa, ma queste sono delle descrizioni aneddotiche”, afferma Falcone.

Farmaci e vaccino. Lo stesso discorso, per onestà intellettuale, va fatto per i farmaci di uso comune: per quasi tutti noi è un’abitudine saper combattere il mal di testa, la febbre e l’influenza, sapendo ogni volta cosa prendere nel caso specifico. Se si leggono con attenzione i bugiardini, però, in ognuno di questi farmaci sono contenute le controindicazioni, anche molto gravi. “Se si prende un aulin, un’aspirina, un antibiotico o anche una tachipirina, una persona ogni centomila può andare incontro ad una grave reazione allergica. Purtroppo, esistono anche quelli che muoiono per la puntura di una vespa, è una reazione allergica”.

“È peggio ammalarsi di Covid…”

Fda, Ema ed Aifa hanno approvato il vaccino della Pfizer dopo aver esaminato quanto avvenuto nelle tre fasi cliniche, chiamate trials, dove non sono praticamente mai state riscontrate criticità che facessero temere per la somministrazione pubblica. “Dal punto di vista scientifico, cinque casi di reazioni allergiche gravi ogni centomila non hanno alcun valore: quei cinque che hanno reazioni allergiche gravi sono molto meno problematici di centomila casi Covid in cui muoiono 10-12mila persone”, specifica il Prof. Falcone, il quale sottolinea come “il rapporto è diecimila morti rispetto a cinque-dieci persone che vanno incontro a reazioni allergiche”. I numeri ed i fatti parlano da soli: se è vero che nessuno può essere certo al 100% che non si verifichino reazioni avverse, “su centomila vaccinati che rischiavano di prendere il Covid, è molto più alto il rischio di una complicanza grave dovuta al Covid che il rischio infinitesimale di avere una reazione allergica”.

Vademecum per gli allergici

Come si fa a sapere il rischio potenziale che si corre facendo una vaccinazione? “Esistono alcune persone che hanno una predisposizione allergica: chi le ha manifestate da bambino, ad esempio, oppure chi le ha avute nei confronti di farmaci e alimenti così come coloro i quali soffrono di asma bronchiale, allergica, o chi ha patologie di tipo autoimmunitario”, ci ha detto il ricercatore. In questi casi, il vaccino della Pfizer va somministrato con cautela: “è necessaria una valutazione preliminare con l’allergologo, per valutare il rapporto beneficio-rischio. Lo possono fare ma devono essere sorvegliati più strettamente dai medici”.

Credo che si possano dormire sonni tranquilli senza la necessità di dietrologie o pensieri nefasti sui vaccini “perché sono stati fatti in poco tempo”, come capita ogni tanto di sentir dire, tra l’altro da chi non ha competenze tecnico-scientifiche per fare affermazioni di questo tipo. Se li abbiamo avuti in 10 mesi bisogna soltanto ringraziare la scienza: senza andare troppo lontano nel tempo, 20 anni fa non sarebbe mai stato possibile. Lo dicono gli esperti, non lo dico io: è importante vaccinarsi, facciamolo per noi stessi e per il prossimo.

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