Tragedia sul lavoro, Laila muore a 41 anni risucchiata dal macchinario in fabbrica

Nuova tragedia sul lavoro. Poco dopo le 8.30, stamani, una donna di 41 anni ha perso la vita. È successo a Camposanto, in provincia di Modena, in un’azienda, la Bombette, che si occupa di packaging e lavorazione della carta. La vittima sarebbe rimasta incastrata in un macchinario utilizzato per eseguire tagli e pieghe. Sul posto sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco e i sanitari del 118, ma per la lavoratrice non c’era più nulla da fare.

incidente modena

 

La vittima si chiamava Laila El Harim, di origine marocchine. Sono in corso i rilievi dei carabinieri di Medicina del lavoro e gli accertamenti della Asl. Sul posto anche i carabinieri della stazione di Camposanto e della compagnia di Carpi. La vicenda ricorda l’incidente di Luana D’Orazio, la ragazza morta a 22 anni risucchiata in un rullo dopo essere rimasta impigliata in un orditoio — una macchina che ordina i fili — di un’azienda tessile in provincia di Prato.

Luana D’Orazio residente a Pistoia, era madre di una bambina di 5 anni, è rimasta intrappolata in un macchinario per tessere i tessuti e per lei non c’è stato niente da fare. Insieme a lei c’era un collega che però era di spalle e non si è accorto di quello che stava accadendo dietro di lui. Non aveva sentito nessun grido di aiuto e quando si era voltato non era riuscito a intervenire in tempo.

soccorsi

Sul luogo dell’incidente erano arrivati i carabinieri e il personale Asl. Era stata poi aperta anche un’inchiesta che accerterà come e perché la 22enne, che lavorava in quella azienda da circa un anno, sia morta. E capire se si sia trattato di un errore umano o di un mancato rispetto delle norme di sicurezza.

 

Il bilancio provvisorio del 2021 è particolarmente critico sul fronte delle morti sul lavoro “tradizionali”. I decessi denunciati tra gennaio e maggio sono stati infatti 434, due in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (+0,5%) e ben 43 in più rispetto al 2019 (+11,0%). Il trend delle malattie professionali, con quasi 24mila denunce nei primi cinque mesi di quest’anno, mostra invece un aumento del 43,4% rispetto all’analogo periodo del 2020 e un calo del 12,6% rispetto al 2019.

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