Tradimenti, sesso a tre, scambisti: il triangolo hot delle figlie di Laura Ziliani

Prima avrebbero ucciso la madre, occultandone il cadavere e denunciandone la scomparsa. Poi ne avrebbero simulato il ritrovamento. Ora si scopre che Silvia e Paola, due delle figlie di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di Temù (Brescia) scomparsa a inizio maggio, e il fidanzato erano uniti in un triangolo amoroso: Mirto Milani, legato alla figlia maggiore, sarebbe stato l’amante della sorella Paola. E la stessa Silvia sarebbe stata iscritta a un sito per scambisti.

La volontà di cancellare le prove di queste relazioni, hanno sostenuto gli accusati, li avrebbe spinti prima a nascondere i propri cellulari ai Carabinieri, consegnandone tre nuovi ai militari. Solo più tardi, dopo averli resettati alle impostazioni di fabbrica, sono saltati fuori gli altri telefonini, con i quali il ragazzo e le due sorelle potrebbero aver progettato l’omicidio della vigilessa. Quello dei cellulari è solo uno dei dettagli che non tornano in questa storia nera. Per quasi cinque mesi, le due sorelle e Milani hanno simulato la scomparsa per coprire un omicidio. Fino a venerdì 24 settembre, quando sono stati arrestati con l’accusa di aver pianificato l’assassinio della madre.

 

Laura sarebbe stata soffocata nel sonno con un cuscino. Gli esiti delle indagini tossicologiche, depositati pochi giorni fa, hanno dimostrato che nel corpo della vigilessa erano presenti tracce di Bromazepam, un ansiolitico con cui le figlie l’avrebbero stordita. A procurarsi il farmaco sarebbe stata Silvia, che lavora come assistente in una Rsa e non avrebbe dunque avuto difficoltà a sottrarre il flacone, poi ritrovato quasi vuoto dagli inquirenti nell’appartamento di Brescia condiviso dalle due sorelle. Già in passato, Silvia avrebbe sottratto – si legge nell’ordinanza – un altro farmaco, la Queatipina 50 (utilizzato per curare la schizofrenia), e lo avrebbe ingerito assieme a degli alcolici per provarne gli effetti.

Quello dei tre accusati era un piano ben definito, con cui volevano appropriarsi dei beni della vittima. A fine aprile avevano già provato ad avvelenare la vigilessa con una “tisana”, che le aveva provocato malessere per due giorni. Più volte Milani, che nella vita studia da soprano al Conservatorio di Milano, aveva cercato sul web “come uccidere la gente”, “piante velenose”, “crimini perfetti” e “serial Killer”. Quando hanno agito per la seconda volta, non si sono limitati ad avvelenare la madre: durante il sonno, l’avrebbero soffocata con un cuscino, e l’autopsia ha rivelato che i farmaci ingeriti da Laura l’avrebbero resa incapace di difendersi, tanto che per ucciderla sarebbe stato sufficiente chiuderle le narici con le dita.

La messinscena è proseguita mentre le figlie piangevano in diretta tv e Milani sosteneva che la donna fosse scappata “per farsi la bella vita“. Perché nel frattempo il cadavere di Laura è stato nascosto in un luogo asciutto per tre mesi, per poi essere gettato poco lontano da un sentiero lungo il quale, il 23 maggio, era stata rinvenuta una scarpa della donna. Già in quel momento gli inquirenti stavano indagando sulle figlie: il 16 maggio, la polizia locale della Valle Camonica aveva ricevuto una mail – da un mittente a cui non si è riusciti a risalire – in cui si leggeva che “il nostro vicino ha preso sulle spalle una signora priva di sensi dalla loro macchina” e che, il giorno dopo, l’autore della soffiata aveva scoperto che si trattava del cadavere di Laura. La pista si è rivelata fondata: domani le due sorelle e il soprano saranno sottoposti all’interrogatorio di garanzia in carcere.

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