Toni Capuozzo affonda la Murgia: “Impermeabile ai fatti, scrittrice in cerca di gloria”

Toni Capuozzo è uno degli inviati di cui il giornalismo italiano può andare maggiormente fiero. Ha vissuto in prima persona alcuni dei fatti storici più rilevanti degli ultimi trent’anni, sempre in prima linea e sempre per amore della verità.

Proprio per questo suo spiccato senso di verità ha voluto raccontare sui social alcune sue impressioni personali sugli attacchi che negli ultimi giorni stanno subendo le forze armate italiane dall’interno e dall’esterno. Attacchi che rischiano di minarne autorevolezza e credibilità. Le parole, reiterate, di Michela Murgia per esempio ma anche la svendita dei segreti da parte di un militare e il racconto della vicenda dei due marò, che si è finalmente chiuso pochi giorni fa.

Il padre di Toni Capuozzo indossava la divisa, o meglio, faceva il poliziotto perché, come racconta l’inviato “non l’ho visto mai una volta in divisa. A dire la verità non ho mai visto una volta neppure la pistola, che mi sarebbe interessata di più”. Era di servizio al porto di Fiume, dove prestava opera anche Giovanni Palatucci, che si racconta salvò numerosi israeliti durante la Seconda guerra mondiale prima di essere incarcerato dalle Ss.

Toni Capuozzo, come tutti i ragazzi della sua età, ha svolto la naja: “Per punizione mi hanno trasferito quattro volte, fino a un distretto militare nel bel mezzo della Sicilia. Non siamo fatti per la divisa, si vede, sebbene guardi adesso con affetto a quelle foto di naja, e a una fototessera di mio padre, l’unica immagine in cui si intuisce abbia portato almeno per un giorno una divisa”.

Sono parole cariche di nostalgia quelle di Toni Capuozzo, che quindi fa la prima considerazione: “Non ho mai amato le uniformi, neanche quelle immaginarie da inviato di guerra, o da giornalista politicamente corretto e conformista: sono tenacemente casual, quanto a pantaloni e maglie, ma anche quanto ad anima e cuore e testa. Però non sono neanche stupido e non vedo dietro ogni divisa una minaccia per lademocrazia, un Pinochet di turno. Anzi: per esperienza diretta in posti difficili so che dietro quelle divise ci sono persone per bene, che hanno a cuore la pace, che hanno fatto molto per difendere i deboli e i minacciati”.

I militari come vengono dipinti da Michela Murgia non fanno parte del mondo conosciuto da Toni Capuozzo, che pure ne ha viste in giro per il mondo. “Nella mia esperienza personale, insomma, se c’è qualche pericolo per la democrazia – in quanto a svuotamento, sfiducia, incapacità di cambiare, avvilimento dei cittadini – viene da politici in giacca e cravatta, non da uomini in divisa”, spiega l’inviato.

Toni Capuozzo fa questo preambolo nel suo lungo post per spiegare che “la sortita di una scrittrice sull’uniforme indossata dal generale Figliuolo – che sta provocando una bella risposta collettiva sui social- non mi turba: so che la pensano così, che sono impermeabili ai fatti”. Le parole di Michela Murgia, per quanto non condivise, non hanno avuto in Toni Capuozzo l’impatto della vicenda di Walter Biot: “Mi interessano di più i fatti che le chiacchiere, e mi ha ferito di più la banalità di un capitano di corvetta che vendeva segreti, che non quella di una scrittrice in cerca di gloria”.

Anche la vicenda dei marò turba Toni Capuozzo dopo la condanna al risarcimento di oltre un milione di euro alle famiglie dei due pescatori uccisi che, di fatto, chiude il processo in India. “Nonostante i pregiudizi di chi vede in ogni uniforme qualcosa di sospetto, e nonostante gli sforzi di un giornalismo accovacciato è una notizia difficile da digerire”, spiega l’inviato, secondo il quale non ci sarà un processo in Italia. “Sarebbe imbarazzante per India e Italia, e il banco degli imputati, anche se disciplinato e silenzioso, diventerebbe il banco degli accusatori, di persone cui si è cercato, per trenta denari, di togliere dignità, orgoglio, diritto di difendere la propria immagine professionale”, prosegue Toni Capuozzo.

L’inviato, però, non si stupisce del trattamento riservato ai due marò, perché non è la prima volta “che due umili militari rappresentano la dignità del Paese più e meglio degli alti gradi, e dei politici che ne hanno fissato gli impegni”. Per Toni Capuozzo non sono tanto mostrine e gradi a rendere onore a una divisa ma “i denti stretti, la smorfia amara, la traccia delle offese che uno lascia scivolino via, in nome di qualcosa di più importante”.

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