Spostamento tra comuni, il Governo ci ripensa. È arrivata la conferma

“Le regole non cambiano. A meno che la curva dei contagi non cambi radicalmente in pochi giorni, le regole che abbiamo stabilito sono quelle e quelle devono rimanere”. Lo ha ribadito questa mattina microfoni di Radio24 il viceministro dell’Interno Matteo Mauri spiegando che “non ci saranno deroghe” al divieto di spostamento tra Comuni il 25 e 26 dicembre, e il 1 gennaio.

Il viceministro ha spiegato il motivo del no all’allentamento delle misure: “Non è una questione formale ma sostanziale – spiega Mauri – capisco che chi abita nei centri più piccoli guardi a chi vive nelle grandi città e ha maggiore libertà di movimento ma la verità è che i due terzi degli italiani risiede proprio nei comuni medi e piccoli: di conseguenza, se si dovesse lasciare libertà di circolazione tra i comuni la maggioranza dei cittadini sarebbe libera di spostarsi. Senza contare che sono tantissimi, ad esempio, quelli che vivono nelle grandi città e hanno parenti fuori: farebbero lo stesso”. Era stato lo stesso Cts a chiedere una deroga almeno per gli spostamenti tra piccoli Comuni limitrofi, che si trovano magari in Regioni confinanti, per permettere alle famiglie, in questi di riunirsi, nonostante il divieto di spostamento tra Regioni che è stato disposto dal 21 dicembre al 6 gennaio. In molti casi, viene fatto notare anche dall’Unione delle Province, sono permessi spostamenti molto più lunghi, all’interno della stessa area metropolitana, mentre spostamenti di pochi chilometri, magari tra piccoli Comuni vicini, saranno vietati.

Un’ipotesi, che potrebbe diventare un’operazione parlamentare, introducendo un emendamento al decreto legge del 4 dicembre (norma superiore al Dpcm), è quella di inserire il divieto di spostamento a livello provinciale e non più comunale nelle giornate delle festività. Ma per il momento l’esecutivo non concede spiragli. Il decreto legge che vieta gli spostamenti tra Regioni anche gialle e tra i Comuni, potrebbe non arrivare in Parlamento per la conversione.

“La ratio della norma – ricorda il viceministro – è quella di ridurre il più possibile gli spostamenti: so benissimo non riscuote un particolare consenso, ed uso un eufemismo, pero’ dovrebbe essere interesse del governo fare le norme più popolari possibile: se il governo non lo fa vuol dire che si ritiene questa norma assolutamente necessaria per evitare di entrare in un nuovo picco a inizio-meta’ febbraio. Sarebbe devastante. Questo principio di precauzione è quello che ci fece uscire dalla prima ondata: quando l’abbiamo abbandonato siamo entrati nella seconda, cerchiamo ora di evitare la terza”.

Palazzo Chigi resta fermo sul no, nonostante molte Regioni abbiano avanzato la proposta di rivedere la norma. Si tratta di Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna. “Dal punto di vista epidemiologico – sottolinea il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana – non ha senso che sia considerato sicuro muoversi per le visite nel proprio Comune e sia definito pericoloso andare a trovare qualcuno che abita nel paese di fianco. Siamo ancora in tempo comunque, basta che ci sia la volontà politica. Ho chiesto al premier Conte di intervenire”. Nella maggioranza anche Italia viva sarebbe favorevole alla modifica della norma contenuta del dpcm.

Anche l’opposizione chiede al governo di ripensarci: “Stiamo cercando di convincere il governo a fare come in altri Paesi, per non dividere gli italiani. Il Natale non è un lusso per ricchi: sì alla prudenza, ma no alla prigione. Poter uscire dal proprio comune ad esempio entro un raggio di 50 km sarebbe una misura di buonsenso”, ha scritto il leader della Lega, Matteo Salvini, su Twitter.

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