Solo Celentano difende De Luca: “Il vaccino? L’ha fatto per incoraggiarci”

Vincenzo De Luca è stato il primo politico italiano a farsi inoculare il vaccino in barba a tutti i protocolli che, nel giorno del V-day europeo, prevedeva che solo il personale medico e sanitario lo ricevesse.

L’ha fatto per essere d’esempio ma il suo nome non risultava nelle liste ufficiali degli aventi diritto ed è scoppiata la polemica. I leader politici dei maggiori partiti italiani pare si stiano organizzando per una campagna collettiva di sensibilizzazione e vaccinazione mediatica ma solo nelle prossime settimane. Silvio Berlusconi e Nicola Zingaretti hanno già dato la loro adesione. La dose che è stata iniettata al governatore della Regione Calabria sarbbe dovuta andare a un operatore sanitario o a un medico che da marzo lavora in prima linea e che è a maggior rischio di contagio. In tanti hanno detto la loro, in pochi lo hanno difeso ma tra questi c’è Adriano Celentano.

Certo, Vincenzo De Luca non è giovane e quindi rientra trta i soggetti anagraficamente fragili, ma il 27 dicembre il vaccino sarebbe dovuto essere ad appannaggio esclusivo di chi opera in ospedali ed RSA. Il gesto di Vincenzo De Luca, considerato da molti più un modo per saltare la fila e assicurarsi il vaccino piuttosto che un atto simbolico, non è piaciuto a molti. Nemmeno a Stefano Bonaccini, anche lui dem, che l’ha etichettata come “polemica di cui si poteva fare a meno”. Anche Matteo Renzi si è unito al coro di dissenso, sostenendo che lo sceriffo De Luca avrebbe dovuto aspettare il suo turno per accedere al vaccino. Una delle poche voci fuori dal coro è quella di Adriano Celentano, che al contrario di quanto sostenuto da esponenti politici (e non solo) bipartisan, si è schierato al fianco di Vincenzo De Luca.

“Sono amico del sindaco di Napoli, DeMagistris, però apprezzo il gesto di De Luca nel vaccinarsi per primo. È chiaro che l’ha fatto per incoraggiarci”, ha detto il Molleggiato. Una spiegazione che difende le intenzioni del governatore della Campania ma che non collima con quanto stabilito dai protocolli nazionali. Le prime 9750 dosi di vaccino arrivate in Italia come spottone vaccinale dovevano servire per avviare simbolicamente la campagna e premiare chi, da marzo a oggi, si è speso per curare i pazienti in ospedale. Per le campagne dimostrative ci sarà tempo nelle prossime settimane, quando dovrebbero arrivare le famose 450mila dosi settimanali di vaccino Pfizer-BioNTech.

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