“So dov’era Anna Corona”. Denise Pipitone, nuova testimonianza sul giorno della scomparsa

Giorno dopo giorno escono fuori nuovi retroscena sulla sparizione di Denise Pipitone, la bambina di Mazara del Vallo scomparsa nel nulla il primo settembre del 2004. Nei giorni scorsi è uscita fuori una lettera di un presunto nuovo testimone, che ha tirato in ballo il nome di Claudio Corona, fratello di Anna Corona. E ora le attenzioni si sono nuovamente spostate su quest’ultima. Il tutto è venuto fuori durante la trasmissione ‘La Vita in diretta’, andata in onda nella giornata di martedì 8 giugno.

Il programma condotto da Alberto Matano sta cercando di fare chiarezza da tempo sulla vicenda e praticamente quotidianamente dà notizia sugli sviluppi riguardanti questo intricato caso. Soltanto 24 ore prima il conduttore Rai aveva fatto un appello accorato a coloro che erano all’ascolto. In particolare, aveva voluto rivolgersi direttamente alle persone che sanno ma che sono ancora in silenzio: “Chi sa, parli adesso”. Ora, grazie al lavoro dell’inviata, sono emerse altre importanti dichiarazioni.

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Soffermandosi dunque sul giorno della scomparsa di Denise Pipitone, l’inviata de ‘La Vita in diretta’, Lucilla Masucci, ha deciso di effettuare un’intervista al signor Paolo, che sarebbe l’ex cuoco della struttura alberghiera nella quale lavorava Anna Corona quando si persero le tracce della piccola. E le dichiarazioni rilasciate dall’ex chef combaciano con quelle del proprietario dell’albergo, il quale era stato intervistato qualche giorno fa sempre dal programma trasmesso su Rai 1.

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L’ex cuoco ha quindi rivelato davanti alle telecamere: “Ci hanno chiamato di notte al comando dei carabinieri dieci giorni dopo dal rapimento. Il giorno della sparizione di Denise Pipitone ho visto Anna Corona a pranzo in hotel. All’orario di pranzo era lì con noi, mi sembra strano che sia stata lei. Non so se qualcuno abbia taciuto la verità, se qualcuno ricorda cosa è accaduto che parli. Anche se allora ha avuto timore di perdere il proprio posto di lavoro”. Dunque, l’alibi della donna reggerebbe ancora.

Questo era stato l’appello di Alberto Matano: “Perdonatemi, perché è una vicenda che mi tocca profondamente a questo punto. E voglio dire anche un’altra cosa a coloro che sanno ed evidentemente tacciono: che cos’è più pesante? Il macigno di una verità che rimane all’interno nascosta e che non viene mai svelata o il timore di essere giudicati per aver taciuto così a lungo?. Crediamo in questa battaglia”.

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