“Si comporta come un uomo, va uccisa”: il piano dell’orrore contro Saman

Si aggiungono nuovi elementi indiziari sul presunto omicidio di Saman Abbas, la 18enne pakistana residente a Novellara (Reggio Emilia) scomparsa dal 30 aprile scorso. Il fratello della giovane, sentito in Procura, ha dichiarato che “altri parenti” avrebbero orchestrato il piano delittuoso escludendo, in buona sostanza, il coinvolgimento dei genitori nella vicenda.

“Se scappa ancora va uccisa”
Se Saman “scappa ancora, va uccisa”. È questo uno dei dettagli più inquietanti contenuto nelle 72 pagine dell’ordinanza emessa dal tribunale del Riesame di Bologna che conferma il carcere per Ikram Ijaz, il cugino della 18enne accusato di concorso in omicidio e occultamento di cadavere. Stando a quanto riporta il Corriere della Sera, il fratello della giovane ha dichiarato che i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, avrebbero ricevuto “pressioni” da alcuni membri del clan Abbas per dare seguito al piano delittuoso a fronte delle fughe reiterate di Saman. Altri familiari “hanno forzato tantissimo”, scrivono i giudici bolognesi.

“Siamo stati criticati dai nostri connazionali, mio zio e i parenti dicevano che bisognava ucciderla”, racconta il 16enne. “Mamma e papà non hanno mai pensato di fare una cosa del genere – continua il ragazzino – Dicevano che non potevano ucciderla solo perché scappava”. E ancora: “Quando lei è andata in comunità, di nascosto ci ha contattato. Nelle videochiamate fumava e rideva. Questo dava fastidio a miei genitori. Papà diceva: ‘Ti comporti come un uomo'”.

Una zia inglese sapeva del piano
Compatibilmente con quanto ricostruito sinora dagli inquirenti, Saman doveva essere punita per essersi sottratta al matrimonio combinato col cugino in Pakistan. Per questo motivo, la sua ribellione sarebbe diventata un affare di famiglia che avrebbe finito per coinvolgere tutti i membri del clan Abbas.

Dal testo dell’ordinanza del tribunale del Riesame emerge infatti che anche una zia inglese fosse a conoscenza del piano. A quanto pare si tratterebbe della stessa persona che, dopo la fuga di Shabbar e Nazia a Punjab, avrebbe telefonato al fratello della 18enne intimandogli di “non raccontare nulla” ai carabinieri. “Secondo me, sa cosa è successo. Quando le parlavo, lei piangeva”, rivela il 16enne.

La fuga da Novellara
Quanto invece alla fuga verso la Francia del fratello di Saman con lo zio Ijaz, gli investigatori hanno recuperato alcune chat che chiariscono gli spostamenti dei tre indagati – lo zio Danish Hasnain e i due cugini della ragazza accusati di concorso in omicidio – a seguito del delitto.

Nel contesto delle indagini sono emersi anche alcuni sms intercorsi tra il fratello della 18enne e lo zio Danish. “Lega le lenzuola e calati dal quarto piano”, avrebbe suggerito al nipote quando questi si trovava in una struttura protetta per minori. Ma gli educatori lo avevano fermato in tempo. Dunque, Shabbar avrebbe scritto al figlio sul cellulare imprestatogli da un altro giovane ospite del centro: “Non calarti più, è pericoloso”.

L’obiettivo di questo tortuoso intrigo familiare? “Realizzare il delitto perfetto”, concludono i giudici del tribunale bolognese.

 

ilgiornale.it

 

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