Sergio Mattarella, “la svolta Napolitano”. La drammatica metamorfosi del presidente: Draghi, “tutto iniziato un mese fa”

“Non farà come Giorgio Napolitano”. Gli esegeti del Quirinale lo assicuravano, ma forse Sergio Mattarella ha spiazzato anche loro. L’accelerazione degli ultimi giorni, dal “mediatore” Roberto Fico alla scelta di Mario Draghi come premier incaricato, ha impresso una svolta decisiva nel giudizio sul settennato del presidente della Repubblica. Piuttosto timido negli sviluppi delle trattative di governo nel 2018 tra Lega e M5s e nel 2019, tra i 5 Stelle e il Pd, il Capo dello Stato ha sempre dato prova di non voler intervenire nelle vicende parlamentari, di voler restare alla finestra e di far fare ai partiti. Ma ora, proprio come a fine 2010, il Colle ha appurato l’incapacità dei leader di trovare un accordo ed è intervenuto in prima persona, forse controvoglia.

Certo, mancano le “trame oscure” spesso romanzate dai retroscenisti e i toni durissimi, quasi brutali, con cui Re Giorgio era solito sferzare deputati e senatori (memorabile, in questo senso, il discorso in occasione della sua riconferma al Quirinale, con l’applauso del Parlamento in seduta plenaria che risuonò a Montecitorio come il De Profundis di una intera classe politica), ma alcune sfumature nelle parole di Mattarella sono sembrate insolitamente dure.

Certo, come nota il Giornale, “la carta Draghi era nel mazzo del capo dello Stato da almeno un mese ed è stata tirata fuori quando si sono concretizzate le condizioni: politica in tilt, Paese in bilico”. In quel momento, si è passati dal “presidente-notaio” al leader che assegna a Draghi un pieno mandato, “nessun paletto” su partiti e maggioranza, tempi, ministri e programmi. D’altronde, escluso l’ex governatore della Bce, l’unica alternativa allo stallo era lo scioglimento delle Camere, con pandemia e Recovery Fund sospeso sullo sfondo. Unica differenza storica e politica tra il Napolitano-Monti e il Mattarella-Draghi? “Draghi potrà spendere, Monti doveva tagliare”, suggerisce sempre il Giornale. E non è poco: è tutto.

 

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