Scoperto nuovo sintomo che indica l’infezione da coronavirus

Come indicato, si tratta di lesioni di diverse tipologie, che gli scienziati Vassilios Vassiliou e Subothini Sara Selvendran dell’Università dell’East Anglia hanno raggruppato in quattro macro-categorie, elencate in un articolo pubblicato sulla rivista “The Conversation”. Si tratta delle lesioni simili ai geloni; delle eruzioni maculopapulari; dell’orticaria e delle lesioni vescicolari.

In precedenza gli scienziati britannici autori dell’applicazione “COVID Symptom Study” avevano raccolto e raggruppato centinaia di immagini di eruzioni cutanee emerse nei pazienti con COVID-19, grazie alla stretta collaborazione con gli esperti della British Association of Dermatologists (l’Associazione Britannica dei Dermatologi). Il risultato è il sito covidskinsigns.com, nel quale è possibile osservare nel dettaglio le vari manifestazioni epidermiche della patologia.

Le lesioni simili ai geloni
Come specificato dai professori Vassiliou e Selvendran, le lesioni simili ai geloni colpiscono tipicamente le piante e le dita dei piedi, che prendono il nome di “dita Covid”. Si tratta di lesioni caratterizzate da arrossamento, gonfiore e talvolta vesciche non dissimili dall’eritema pernio (o gelone, appunto), che può manifestarsi attraverso l’esposizione prolungata a temperature rigide.

Secondo lo studio “Acute acral cutaneous manifestations during the COVID-19 pandemic: a single-centre experience” possono comparire anche a 30 giorni di distanza dal contagio e potrebbero essere causate da interferoni di tipo 1, proteine che aiutano il sistema immunitario a combattere il virus. Tra le ipotesi, anche danni ai vasi sanguigni periferici – a causa di coaguli di sangue minuscoli nelle dita dei piedi – o all’elevata concentrazione di recettore ACE-2 nelle ghiandole sudoripare, molte delle quali concentrate proprio sui piedi.

Eruzione maculopapulare
A differenza delle lesioni simili a geloni, le eruzioni maculopapulari colpiscono soprattutto i pazienti Covid in età avanzata (dai 50 anni in su) e solitamente sono associate a una sintomatologia più grave dell’infezione da coronavirus SARS-CoV-2. Possono persistere fino a una ventina di giorni, inoltre, anche in questo caso la comparsa può avvenire un mese dopo (e più) dal contagio.

Le lesioni possono essere simili a quelle provocate da altre infezioni ed estendersi per un’ampia porzione del corpo. Nello studio “Classification of the cutaneous manifestations of COVID‐19: a rapid prospective nationwide consensus study in Spain with 375 cases” circa la metà dei pazienti Covid studiati dall’Accademia di Dermatologia Spagnola ha mostrato lesioni di questo tipo, nelle quali la pelle risulta rialzata e arrossata. Secondo i professori Vassiliou e Selvendran sono associate alla iperinfiammazione scaturita dall’invasione virale, che si manifesta in una parte dei pazienti.

 

 

 

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