Schianto mortale, tragedia sulle strade italiane

Non ce l’ha fatta Stefano Favaro, il giardiniere del 1984 che, alla guida del Fiat Doblò, è andato a schiantarsi frontalmente contro un camion, sulla strada statale 47, nel comune di Levico. L’autista del camion, un uomo di 34 anni, è stato trasportato in ospedale.

Sul posto sono arrivati immediatamente i soccorsi: l’elicottero, i carabinieri della Compagnia di Borgo Valsugana, il personale sanitario del 118, i vigili del fuoco di Levico e il Corpo Permanente di Trento, inoltre sono intervenuti i volontari di Tenna e Caldonazzo per dare supporto alla viabilità.

Il camion viaggiava in direzione di Trento, mentre il Doblò in direzione di Padova quando è avvenuto lo schianto. Per cause ancora in corso di accertamento, l’uomo alla guida del furgoncino, Stefano Favaro, ha invaso la corsia di marcia opposta ed è andato contro il camion. L’autista di quest’ultimo ha cercato di evitarlo, uscendo dalla propria carreggiata e adagiandosi parzialmente sul fianco destro con il mezzo. Dall’impatto dello schianto, il Doblò è stato sbalzato indietro e Favero è deceduto sul colpo.

Lascia i genitori e i fratelli, Nicola e Federico. L’uomo che ha perso la vita era nativo di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, viveva a Ospedaletto di Istrana ed era un giardiniere del Gruppo Idea Verde. Non gravi le condizioni dell’altro autista, l’uomo alla guida del camion. “Non c’è stata volta in cui non ti abbia incrociato al bar senza che mi chiedessi: Nick, cosa bevi? –scrive sulla sua pagina Facebook il giornalista trevigiano Nicola Endimioni che ben conosceva Stefano Favaro– E se contracambiavo con un giro, tu offrivi sempre il terzo. Generoso, gentile e cortese. Caro Stefano, non accetto l’idea che tu non ci sia più.

La vita ti aveva gia’ messo alla prova, e avevi stravinto perché possedevi la capacità di togliere qualsiasi imbarazzo. Mi sembra impossibile che non ci incroceremo piu’. Mi dovevi tante rivincite a scopone scientifico, e io ti dovevo più di qualche birra. Ragazzo leale come pochi, deciso quando serviva, e in momenti delicati risoluto con uno sguardo.

E quando due amici delle tue compagnie litigavano, con discrezione unica placavi animi e mettevi pace. Caro Stefano, pregi e qualità uniche, a volte troppo buono. Così buono da assecondare anche chi avrebbe meritato solo un calcio in culo. Sono orgoglioso di averti conosciuto, affranto di non aver avuto il tempo di apprezzarti per quanto avresti davvero meritato. Perché avevi un dono speciale nella tua semplicità: saper volare sopra la mediocrità e i problemi. Lezione che mi tengo stretta. Ciao Ste!”.

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