Rubati mille visti italiani: scatta l’allarme terrorismo

La notizia trapela grazie ad una nota, che il Giornale può mostrare in esclusiva, indicata come “most immediate”. Urgente. È datata 9 giugno 2021 e porta la firma del ministero degli Esteri del Pakistan. Riguarda il furto di mille visti Schengen trafugati all’interno dell’Ambasciata italiana a Islamabad. Il furto, così viene definito dalla nota pakistana, sarebbe avvenuto nella “locker room” dell’Ambasciata italiana. “C’è stato un ammanco”, conferma al Giornale l’ambasciatore Andreas Ferrarese che non può ancora sbilanciarsi a parlare di “furto” finché le indagini dalle autorità competenti non verranno concluse. “Abbiamo individuato l’assenza grazie a controlli periodici e regolari che facciamo – continua Ferrarese – E una volta accertata, abbiamo subito informato l’autorità giudiziaria italiana, tutti i partner Schengen, le autorità di frontiera e quelle del Paese ospite per far sì che si potessero prendere tutte le misure precauzionali per limitare il danno”.

Un portavoce del ministero degli esteri pakistano, Zahid Hafeez Chaudhri, ha spiegato che il “furto” è stato segnalato dalla missione diplomatica italiana al ministero degli Affari esteri, che ha condiviso l’informazione con i dipartimenti interessati “per intraprendere le azioni appropriate al riguardo”. Ora spetta al ministero dell’Interno e all’Agenzia Federale Investigativa (FIA) “tenere traccia dei visti in tutti i punti di ingresso e uscita e segnalare qualsiasi sequestro”: se il sistema negli aeroporti dovesse segnalare un caso sospetto, il visto verrebbe sequestrato. Quelli scomparsi sono identificabili dai numero di serie già comunicati dall’Italia. Ma la questione sta tutta nelle tempistiche. Ovvero nel periodo intercorso tra la denuncia e il giorno in cui è effettivamente avvenuto il furto. L’Ambasciata ha scoperto l’ammanco nei primi giorni di giugno. Ma da quanto tempo erano scomparsi? Ce ne siamo accorti in tempo? E soprattutto: qualcuno ha già sfruttato il visto prima che venisse attivato il sistema di allerta? Fonti autorevoli confermano al Giornale che “certamente” alcuni degli adesivi potrebbero essere già stati usati dalle reti di trafficanti per inviare clandestini in Italia. Bucando così la rete europea di controllo dell’immigrazione.

Il caso ha ripercussioni anche sul tema sicurezza. Fonti diplomatiche straniere si mostrano allarmate: “Quanto successo è pericoloso perché questo può aiutare alcuni terroristi a fare ingresso illegale in Europa”. Altre fonti aggiungono che “ogni ingresso non controllato rappresenta un potenziale rischio”, soprattutto da un Paese come il Pakistan già conosciuto come “hub del terrorismo” e così vicino all’Afghanistan. Gli autori del furto potrebbero vendere i visti, l’adesivo ha ottimo mercato: esiste una lunga lista di criminali interessati ad ottenere illegalmente un documento che non otterrebbero mai presentandosi in Ambasciata.

Non è un caso infatti se la questione è già finita sul tavolo delle diplomazie Ue. “Non posso dirle nulla perché è materia di lavoro in corso”, ci fa sapere una fonte dell’Eurojust, l’Agenzia dell’Unione per la cooperazione in materia di giustizia penale che si occupa di combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. I visti “adesivi” sono in sostanza il biglietto di ingresso per i cittadini sul suolo italiano e, per mezzo degli accordi Schengen, sul territorio di tutti i 26 Paesi aderenti. Chi ne possiede uno sbarca a Roma e poi va dove vuole: Parigi, Berlino, Madrid. Normalmente è l’ambasciata italiana ad occuparsi di fornire il via libera, dopo un attento controllo dei requisiti. E non si tratta di una formalità: il Pakistan nel 2020 si è attestato all’11° posto nella classifica degli Stati col più alto tasso di rigetto delle domande di visto Schengen. Tradotto: il 43,5% dei cittadini che chiedono il bollino rosso per arrivare in Europa vengono rispediti al mittente. Tra loro anche potenziali terroristi, che ora potrebbero aver acquistato uno di quei mille visti sottratti all’Ambasciata italiana. E con questo tentare di approdare in Ue.

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