“Riapriremo lo stesso”: la protesta delle palestre contro le chiusure

Lo sport in Italia è sempre più un miraggio. Chi pensava che a fine marzo si sarebbe potuti tornare a una parvenza di normalità con la riapertura delle palestre nel pieno rispetto delle norme contro il contagio da coronavirus dovrà ricredersi, perché almeno fino ad aprile nel nostro Paese è stata abolita la zona gialla.

Arancione o rosso sono gli unici due colori per almeno un altro mese, il che significa livello massimo di restrizione per evitare l’ulteriore diffusione dell’epidemia. Ma questo significa anche maggiori restrizioni per tutti i titolari di palestre e di attività sportive che da oltre un anno sono chiusi e senza possibilità di guadagnare.

Lo sport in zona rossa

Mezza Italia è in zona rossa. Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Campania. E poi ancora Piemonte e provincia autonoma di Trento, Calabria, Toscana e Val d’Aosta sono le regioni che secondo il governo hanno necessità dei massimi livelli di contenimento. Nessuna attività adibita allo sport può restare aperta: dalle palestre ai centri sportivi, passando per le piscine, è vietata qualunque attività sportiva indoor. L’unica attività consentita è quella individuale nei pressi della propria abitazione. Unica deroga concessa è per gli atleti agonisti che hanno rilevanza nazionale.

Lo sport in zona arancione

Liguria, Umbria, Molise, Sicilia, Abruzzo, Sardegna e provincia di Bolzano sono le regioni, che in questo momento, possono dirsi più “fortunate”, perché ricadono nella zona attualmente di minori restrizioni. Qui, infatti, sono aperti i centri sportivi nei quali è però inibito l’utilizzo degli spogliatoi. Quindi, ci si può lavare ma non è permesso cambiarsi prima di allenarsi e farsi la doccia dopo. Le palestre e le piscine, invece, devono restare chiuse. Si può, però, praticare lo sport nei parchi cittadini purché nel rispetto delle distanze di sicurezza e con la mascherina.

La rivolta delle palestre

Una situazione che, senza ristori, non è più sostenibile. “Sono certo che alla scadenza del Dpcm il 7 aprile molte palestre riapriranno: non hanno più niente da perdere, anche contro le norme. Dei verbali non frega più niente a nessuno, ora è questione di sopravvivenza”, così il presidente dell’Anpals, l’associazione nazionale delle palestre e strutture private sportive, Giampiero Guglielmi a Il Messaggero.

Il presidente fa un’analisi molto chiara: “Lo Stato non si fida delle strutture sportive, che sono controllate e monitorate, e le tiene chiuse a prescindere mentre i contagi avvengono in altri contesti. Una situazione inspiegabile e ora c’è aria di rivolta. Conosco chi ha perso 150.000 euro e ne ha ricevuti 5.000: ma di che stiamo parlando? Riapriranno dal 7 aprile, verbali o no”.

ilgiornale.it

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