“Riapriamo”, “Prima i vaccini” Scontro tra Salvini e Speranza

Le prossime mosse da adottare nella lotta al Coronavirus continuano a dividere fortemente il governo. Ieri la Lega aveva espresso grande ottimismo per le prime riaperture nei prossimi giorni, ma il fronte rigorista non vuole sentirne parlare e vorrebbe prolungare le restrizioni in vigore fino alla fine di aprile.

Divisioni che rischiano di accentuarsi con il passare dei giorni: il premier Mario Draghi sarà chiamato a fare sintesi per venire incontro alle esigenze sanitarie ed economiche dei cittadini, evitando tra l’altro una situazione di impasse nell’esecutivo. La posizione di attesa del presidente del Consiglio però non è perfettamente simmetrica con quella di Matteo Salvini, che invece vuole accelerare e far alzare le serrande a quelle tante attività costrette a non lavorare a causa delle limitazioni contro il Covid-19.

Salvini in pressing

Il leader del Carroccio è tornato sul tema, chiedendo di aspettare l’andamento del quadro epidemiologico dei prossimi giorni per valutare eventuali allentamenti piuttosto che barricarsi sul “no” a oltranza a prescindere: “Oggi è il 27 marzo. Se dopo Pasqua, fra dieci giorni, la situazione sanitaria in tante città italiane sarà tornata tranquilla e sotto controllo, secondo voi sarà giusto riaprire bar, ristoranti, scuole, palestre, teatri, centri sportivi e tutte le attività che possano essere riavviate in sicurezza?”. Secondo l’ex ministro dell’Interno bisogna dunque correre puntando su vaccini e terapie domiciliari per “riaprire in sicurezza” appena possibile. “Il ‘sostegno’ più utile e importante, è tornare al lavoro”, ha scritto sui profili social.

 

La Lega non ha affatto gradito le indiscrezioni trapelate al termine della cabina di regia che ha fatto emergere l’intenzione di “cancellare” le zone gialle fino al 30 aprile, mantendendo di fatto le Regioni in arancione o in rossa. Il partito di Salvini reputa “completamente folle dare per scontato fin da ora che le chiusure proseguiranno fino alla fine del mese prossimo”. La stella polare, dicono da via Bellerio, devono essere i dati e non il pessimismo eterno per scongiurare la ripartenza del Paese: “Proprio perché i dati variano di giorno in giorno è impensabile dire già da ora che non si potranno alleggerire le restrizioni più avanti”.

Speranza frena

C’è però chi sulle riaperture continua a mantenere un profilo piuttosto cauto, ponderato e attendista. È il caso di Roberto Speranza, che oggi su Facebook ha tenuto a sottolineare che “la campagna vaccinale è la priorità del Paese”. Ieri il ministro della Salute e Dario Franceschini (Beni culturali) sono finiti nel mirino della Lega, accusati di essere estremamente rigidi e pessimisti sui possibili miglioramenti: “Così si fa solo del terrorismo psicologico”. Speranza ha fatto sapere che l’Italia ha toccato quota 250mila vaccinazioni in 24 ore: “Lavorando uniti ce la faremo. Questa mattina a Latina ho ringraziato i carabinieri Nas – Nucleo tutela della salute – che nei giorni scorsi sono prontamente intervenuti con i controlli sugli stoccaggi dei vaccini”.

Ieri il premier Mario Draghi aveva risposto a distanza alla posizione di Salvini, invitando tutti alla calma senza prendere decisioni affrettate: “Le misure hanno dimostrato nel corso di un anno e mezzo di non essere campate per arie. È desiderabile riaprire, la decisione se farlo o meno dipende dai dati. Faremo un decreto ora ma sulla base dei dati disponibili oggi: vedremo come vanno, non escludo cambiamenti in corso. Valuteremo la situazione settimana dopo settimana”. Per il momento l’unico allentamento concesso è il ritorno in classe, dopo Pasqua, degli alunni fino alla prima media.

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