Reddito di cittadinanza, l’affondo di Alessandro Sallusti: “Ecco perché Mario Draghi non toccherà l’assegno M5s amato dai boss”

Ha fatto scalpore la minaccia arrivata al Movimento Draghi presidente. Dall’altra parte della cornetta della portavoce Daria Cascarano una voce intimava “se Draghi tocca il reddito farà la fine di Falcone”. Proprio per questo, il giorno dopo la divulgazione dell’audio, Alessandro Sallusti chiede invece che quel reddito venga abolito. “La prima tassa da cancellare – è il titolo dell’editoriale del Giornale – è il reddito Cinque Stelle amato dai boss”. Un’accusa che lascia ben poco spazio all’immaginazione, ma che potrebbe non bastare a convincere Mario Draghi. Il premier – scrive – “staccherà un assegno da un miliardo di euro da gettare via nella sciagurata bandiera grillina di ‘abolire la povertà'”.

Secondo Sallusti “mettere mano oggi a quel buco nero significa far saltare in aria del tutto il già disgregato arcipelago grillino e mettere di conseguenza a rischio la pax tra i soci di maggioranza”. Prima o poi però il tema è da affrontare. A conti fatti il cavallo di battaglia di Luigi Di Maio e compagni ” è costato quasi dieci miliardi, circa 600 milioni al mese. Ne hanno beneficiato quasi un milione e mezzo di famiglie, tre milioni di persone alle quali sono finiti mediamente 524 euro a testa al mese”.

Una montagna di soldi, la definisce il direttore del Giornale, che non ha sortito l’effetto sperato. Il reddito non è andata in aiuto a chi era in attesa di trovare un lavoro. Tutt’altro, solo il 7 per cento dei beneficiati ha trovato un’occupazione. Per non parlare poi del “totale fallimento del costoso progetto ‘navigator'”, che nella mente dei proponenti avrebbe dovuto sostituire i già esistenti centri per l’impiego. “Io penso -è la conclusione di Sallusti – che se quei dieci e passa miliardi fossero stati investiti nelle piccole e medie imprese, oggi ci ritroveremmo con meno debito e più occupazione”.

 

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