Raffaella Carrà, i suoi uomini e gli amori segreti: “Mi sfiorò il seno con le dita”. La confessione e lo scandalo

Dagospia ha raccolto un mix di dichiarazioni, nel corso della sua lunga carriera, di Raffaella Carrà. Ricordi, annedoti, rivelazioni clamorose e qualche segreto svelato. Si parte con i successi professionali e il suo successo come showgirl. “Adoro il Tuca tuca e ha una storia incredibile. Lo ballai con Enzo Paolo Turci e fu considerato troppo trasgressivo così lo cancellarono dalla televisione. La Rai me lo censurò dopo una puntata, malgrado fosse in cima alle classifiche dei 45 giri. C’era Alberto Sordi che veniva da me e Gianni a giocare con il baracchino. Imitava se stesso, in incognito, e i radioamatori dicevano: ‘So’ mejo io a fa’ la voce de Sordi!’. Una sera a cena, e c’era pure la Zanicchi, lui mi fa: ‘Vengo da te a Canzonissima, ma solo se possiamo ballare quella cosa’. Non potevano dire di no a Sordi. Fu memorabile: mi sfiorava i seni con la punta delle dita. Gli sussurrai, dopo: ‘Albè, stavolta ce cacciano'”.

La Carrà ha spesso parlato dei suoi amori: “Ho avuto due grandi storie d’amore note, con Boncompagni e con Iapino. E altre ignote che non rivelerò mai. Mia madre voleva io sposassi un medico o un architetto, ma che gli raccontavo? Con loro invece c’è stato lo stesso linguaggio. Il babbo che cercavo l’ho trovato in Gianni Boncompagni, che aveva 11 anni più di me. Finalmente mi sono rilassata. Per tutta la giovinezza mi era mancata la spalla a cui appoggiarmi”, aveva svelato la Raffa nazionale. L’omaggio anche all’ultimo compagno della sua vita: Iapino. “Con Sergio c’è stato un rapporto diverso: lui è più giovane di me (dieci anni meno), capiva e amava le stesse cose mie. Del resto io da bambina volevo fare la coreografa, che è il suo mestiere. C’era un rapporto più giocoso, scherzoso, che poi è diventato amore, e poi per scelte diverse è finito. Ma siamo in ottimi rapporti perché il bene non muore mai”, rivela. Il rapporto con i fan: “Ho molte fan femmine che non so se siano femmine. Mai nessuna di loro però mi ha rivolto sguardi di un certo tipo…”

La Carrà è considerata da sempre una icona gay: “L’ho chiesto a un amico gay, direttore di una rivista in lingua spagnola: ‘Que te gusta de mi persona?’. Lui mi ha guardato come se fossi una torta al cioccolato: ‘Todo’. La verità è che morirò senza saperlo. Sulla tomba lascerò scritto: ‘Perché sono piaciuta tanto ai gay?’. Ai tempi di Canzonissima, molti ragazzi gay mi scrivevano non mi suicido solo perché ci sei tu. Non si sentivano accettati specialmente in famiglia. E mi sono chiesta: possibile che esista questo gap tra genitori e figli? Poi nel mondo dello spettacolo ci sono tante persone omosessuali. Ma niente nomi, perché qualcuno non ha mai fatto outing…”. Infine il capitolo molestie: “C’è una cura Carrà per gli abusi: lo smataflone. Ovvero, detto in dialetto bolognese, un sonoro ceffone capace di smontare ogni ardore di sopraffazione sessuale. “Davanti a un bestione sudato in accappatoio ci vuole una come me. Io so come reagire, una come Asia Argento, che è una ragazza meravigliosa, non ce la fa, ha dentro un mondo di paure”.

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