Persino Scanzi furibondo sbotta contro gli amati grillini: «Sono delle capre, hanno sbagliato tutto»

Persino Andrea Scanzi perde le staffe coi grillini. «I 5 stelle sono delle capre, hanno sbagliato tutto». Non sono parole di Matteo Salvini o di Silvio Berlusconi. No, gli insulti al M5S escono dalla bocca di Andrea Scanzi. Notoriamente accanito fustigatore dei costumi del centrodestra. Spietato crociato all’assalto perenne dei leader di FI e della Lega. Aedo fedele e indefesso della dottrina a cinque stelle che da ieri sera non fa altro che delegittimare e aggredire con epiteti plastici e irriverenti.

Scanzi, inviperito, tuona contro i grillini: «Capre»

Oggi, insomma, anche Andrea Scanzi sbotta coi grillini che, insieme ad altri record negativi, detengono pure quello di essere riusciti a farsi insultare da un loro accanito fans. E chi se l’aspettava… Da un ultrà sfegatato del grillismo, che fin qui si è prodotto dalle colonne del Fatto Quotidiano in sperticate lodi e cacofoniche sviolinate per il Movimento e i suoi seguaci. Da un commentatore al vetriolo abituato ad arringare le truppe di attivisti con peana intestati a Beppe Grillo e Di Maio, mentre svillaneggia e accusa avversari politici. Detrattori incalliti del movimentismo pentastellato. Frondisti improvvisati e ribelli anti-sistema. Nessuno se l’aspettava. Ma con il M5S in frantumi e al redde rationem, è successo anche questo.

Una disamina al vetriolo contro i 5S

Già, perché ieri sera, i telespettatori di Otto e mezzo, hanno assistito allo show di Scanzi. O meglio allo sbotto di tutta la sua rabbia e furia iconoclasta che pervadevano fin nei gangli connettivali il giornalista di fede grillina. Il quale, ospite in collegamento dalla Gruber, ha lasciato conduttrice e convitati del salotto radical chic della sinistra a bocca aperta e occhi sgranati. Anzi, rispetto al magro bottino portato a casa dal M5S, Scanzi rileva: «Hanno ottenuto quattro ministeri, di cui due senza portafoglio». Tra l’altro, evidenzia in rosso proseguendo Scanzi, perdendo ulteriore peso specifico: con la Farnesina, che già avevano. L’Agricoltura, i Rapporti col Parlamento e le Politiche giovanili. Come noto, destinati rispettivamente a Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli, Fabiana Dadone e Federico D’Incà.

Bordate straripanti che nemmeno la Gruber riesce ad arginare…

Un resoconto disarmato e disarmante, quello del commentatore furibondo, che nemmeno la Gruber riesce ad arginare. E che prosegue con Scanzi che, mollata la presa, illude la conduttrice di cambiare registro, passando ad attaccare anche le altre scelte dell’ex numero uno della Bce. In particolare, quella che proprio non va giù al giornalista, è la risoluzione che vuole «Giorgetti al Mise, ministero dello Sviluppo economico, che era sempre stato dei 5 stelle». J’accuse che utilizza per attaccare, già che c’era, anche gli esponenti azzurri dell’esecutivo. Ma questa è un’altra storia: la solita storia. Che rientra nel capitolo degli assalti scomposti al centrodestra, firmati Scanzi, che non fanno neanche più notizia. Una cronaca degli insulti, che ieri è quasi passata inosservata a fronte dell’assalto all’arma bianca riservato al M5S. Già a pezzi e barcollante di suo.

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