“Perché non siamo saliti su quella cabina”. Dario e il figlio “miracolati” dal Covid: funivia, parole raggelanti

Nella tragedia della funivia precipitata a Stresa, sul Mottarone, c’è una storia a lieto fine, quella di Dario e di suo figlio di 6 anni. “Quando ho sentito la notizia della funivia caduta sul Mottarone mi si è gelato il sangue: in quella cabina potevamo esserci io e il mio bambino di sei anni”. Si sente miracolato Dario Prezioso mentre racconta all’Adnkronos la sua esperienza. “Avevo deciso di portare il mio bimbo ad Alpiland dove c’è una pista di bob ma per una serie di miracolose coincidenze quando siamo arrivati a prendere la funivia, la cabina che si è schiantata era già al completo e quindi non siamo potuti salire”, spiega. E aggiunge: “Eravamo i prossimi e quindi ci siamo fermati ad aspettare la cabina successiva che non abbiamo mai preso”. La cabina era al completo con 15 passeggeri per via delle limitazioni imposte dalle norme anti-Covid.

Dario ricorda che “le persone che si trovavano sulla cabina caduta le avevamo incontrate in coda per i biglietti e avevano anche scambiato qualche parola”. E prosegue: “Poi mentre, in attesa nella stazione intermedia, stavo spiegando a mio figlio come funziona la funivia ho sentito un colpo e ho visto un cavo cadere mentre la cabina che stava scendendo si è immediatamente bloccata. A quel punto ho pensato che lo stesso fosse accaduto alla cabina che stava salendo, ma purtroppo, ho scoperto poi, così non è stato”.

“Subito dopo ci hanno riportato a terra, ci hanno rimborsato il costo del biglietto e io e mio figlio ci siamo allontanati fino a raggiungere una pizzeria sul lago”. Tranquilli e ignari della tragedia che si era appena consumata. “Mentre andavamo via abbiamo sentito alcune sirene. ‘Un po’ strano’ ho pensato “per un cavo che si è rotto” e solo mentre ero in pizzeria ho scoperto cosa era accaduto. In quel momento”, conclude Dario, “mi si è gelato il sangue”.

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