Perché l’islam politico è incompatibile con la democrazia

Il premier austriaco Sebastian Kurz prende di petto l’islamismo e annuncia che presto verrà istituito il reato di “islam politico” in modo da poter intervenire contro “coloro che non sono terroristi, ma che creano loro il terreno fertile”. Con una serie di misure che verranno portate in Parlamento a dicembre, Vienna si prepara dunque ed estendere le possibilità di chiusura dei centri islamici e delle moschee che divulgano islam politico e dove si radicalizza i fedeli, ad istituire un albo degli imam, ma soprattutto a colpire i canali di finanziamento a sostegno di estremismo e terrorismo islamista. Verrà inoltre prevista la revoca della cittadinanza austriaca ai condannati per terrorismo.

Tutto ciò mentre nel contempo le forze di sicurezza austriache hanno dato il via all’operazione “Ramses” contro associazioni indicate come legate a gruppi terroristici quali Hamas ed i Fratelli Musulmani. L’operazione su vasta scala ha coinvolto quattro lander dove sono stati perquisiti una sessantina tra appartamenti privati, club e negozi mentre gli arrestati sono una trentina. I procuratori hanno reso noto che le indagini procedono nei confronti di reati che vanno dal finanziamento al terrorismo al riciclaggio di denaro.

Tra gli indagati figurano anche un ex presidente della Comunità islamica austriaca, un ex presidente della Comunità islamica della Stiria, un suo referente culturale e un funzionario dell’Istituto islamico di pedagogia religiosa, nonchè responsabile della formazione degli insegnanti di religione islamica per le scuole austriache, tutti considerati fino a poco tempo fà come legittimi interlocutori delle Istituzioni.

Il ministro dell’Interno, Karl Nehammer, ha dichiarato che gli inquirenti si stanno muovendo contro “organizzazioni criminali, estremiste e disumane”, aggiungendo che tali provvedimenti non mirano a colpire i musulmani ma piuttosto a proteggerli da chi abusa della religione per fini che vanno contro la Costituzione”.

L’indagine sull’islam politico era in corso da più di un anno e non è direttamente ricollegata all’attentato di Vienna dello scorso 2 novembre, per il quale sono stati effettuati una serie di arresti, oltre a quello dell’attentatore, in varie parti dell’Austria ma anche in Germania e Svizzera, con la chiusura di due centri islamici viennesi frequentati dal terrorista.

L’estremismo islamista era dunque già da tempo nel mirino di Vienna; nell’estate del 2018 le autorità avevano infatti preso provvedimenti contro sette moschee dell’Atib (l’Unione Islamica turco-austriaca) finanziate dal Direttorato degli Affari Religiosi turco (Diyanet) e avevano espulso una quarantina di imam. Le misure erano scattate in seguito alla pubblicazione sul sito “Clarion Project” e sui social di immagini shock che ritraevano minorenni con abiti militari che si improvvisavano martiri con le bandiere turche e che marciavano per la sala di preghiera mentre le ragazzine venivano anche loro vestite in abito bianco da martire.

Scene che in realtà non sorprendono visto che nel febbraio del 2018 il presidente turco Erdogan aveva glorificato il martirio dei minorenni, dicendo a una bambina in lacrime di soli sei anni che “se fosse diventata una martire l’avrebbero avvolta in una bandiera turca, Allah volendo”.

Non a caso all’epoca Erdogan bollò le misure prese da Vienna come “razziste e islamofobe”, esattamente come in seguito alle nuove misure annunciate da Kurz giorni fà.

Nel mirino di Vienna non c’è dunque soltanto il jihadismo, il terrorismo “conclamato”, ma anche quell’islam politico che è identificato come divulgatore di un’ideologia che crea “terreno fertile” per il terrorismo di stampo islamista. E’ stato lo stesso premier austriaco Kurz ad affermare che la strategia punta da un lato a colpire il terrorismo e dall’altro l’ideologia che li guida, puntando così il dito contro l’islam politico, esattamente come aveva già fatto Macron definendolo “separatismo islamista” e indicandolo come incompatibile con leggi e principi della Republique.

Del resto l’estremismo (in questo caso l’islamismo) è la componente ideologica che giustifica e supporta il passaggio alla violenza , a quel “terrorismo” che ne è una sua applicazione pratica. Attendere che un’organizzazione, un gruppo o una cellula sconfinino nel terrorismo significa aver perso in partenza perchè implica che non si è fatta un’adeguata azione preventiva.

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