Paura di rimanere single: cos’è la “sindrome di Bridget Jones”?

Quali sono le caratteristiche di questa fobia?

  • Negli ultimi anni la sindrome di Bridget Jones è aumentata notevolmente tra le persone che non hanno ancora trovato la persona giusta
  • Una paura amplificatasi anche con il lockdown dei mesi scorsi
  • Questa fobia solitamente genera insicurezza nella persona nel rapporto con gli altri
  • Il nome deriva dai termini “anupta” (mancanza di nozze) e “fobia” (paura)
  • È a tutti gli effetti riconosciuta come patologia

E il fidanzato?”. Se c’è una domanda temuta da tutti i single del mondo è proprio questa. Quante volte si è incappati in conversazioni con protagoniste le nostre vicende sentimentali? Magari a causa di una zia un po’ invadente che durante il pranzo di Natale vuole “impicciarsi” dei fatti altrui. Per alcuni sono domande molto semplici alle quali rispondere, per altri invece possono essere oggetto di imbarazzo.

Solitamente, questi ultimi sono soggetti che ancora non hanno trovato la propria anima gemella e quindi vivono queste domande in modo negativo. Oggi come oggi è sempre più dilagante quella che viene clinicamente definita “anuptafobia” oppure più comunemente “sindrome di Bridget Jones“. Ma cosa sarebbe precisamente? È la paura di non riuscire a trovare la propria anima gemella e quindi di rimanere soli.

Un mondo di Bridget Jones

Il termine clinico è quello menzionato poc’anzi, ma c’è un altro modo con il quale viene chiamata questa fobia e deriva proprio dal film della single più celebre del grande schermo ed impersonata dall’attrice Renée Zellweger. Bridget Jones è praticamente l’alter ego dei single di chi soffre di anuptafobia e che, grazie alle sue disavventure amorose, fa sentire “meno soli” gli scapoli più sensibili.

Solitamente, chi ne soffre è una persona molto insicura e con una bassa autostima. Tutto ciò si ripercuote nel rapporto con un ipotetico partner. Al contrario di quello che si possa pensare, è un soggetto altamente geloso e possessivo, tanto da far spaventare la persona amata, “costringendola” quindi a fuggire.

È una patologia che oggigiorno sta sempre più dilagando, anche e soprattutto a causa della potente pressione derivante dalla società che induce le persone ad “accompagnarsi” a qualcun altro. L’anuptafobico “converte” in modo negativo questa richiesta, diventando così per lui quasi una questione di vita o di morte trovare un compagno di vita.

Una delle caratteristiche di chi soffre della sindrome di Bridget Jones è che, non trovando un partner fisso, ne cambia molti e solitamente in breve tempo, collezionando così avventure amorose che, una volta terminate, lo gettano ancora di più nello sconforto e nel vittimismo.

Colui che è affetto da questa sindrome è solito trovare un compagno nella ricerca dell’anima gemella: amici e conoscenti sono i soggetti principalmente scelti. Ogni uscita con questi è finalizzata alla scoperta di nuovi partner con cui relazionarsi.

Un Marc Darcy per la vita

Come uscirne? Gli esperti consigliano la psicoterapia quando è ormai diventato un vero e proprio pensiero fisso, ma anche buttare nero su bianco le proprie frustrazioni su un diario come faceva Bridget Jones potrebbe essere una buona idea, specie per le donne.

Magari è il segreto vincente per trovare un Marc Darcy tutto per sé, chi lo sa…

Rispondi