Palamara e lo scontro con Ermini il pupillo di Renzi, che lo definisce una “scoria”

Il nome di Luca Palamara aleggiava come un fantasma nelle aule di Giustizia dove si è svolta oggi l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

E l’immagine che esce da quelle aule dove Palamara era il convitato di pietra, è quella di una magistratura allo sbando, annichilità, ferita non solo dalla vicenda Palamara in sè ma, ancor di più, dalle parole che l’ex-pm romano ha usato per descrivere, nel libro-intervista con il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, un sistema marcio fino alle fondamenta, irrituale, solo apparentemente istituzionale, degradato e corrotto, autoreferenziale, assetato di potere e, soprattutto, completamente sganciato dal Paese, lontano dai cittadini e dai loro bisogni. Incapace persino di capire il disastro combinato dal correntismo feroce, dalle lotte intestine e per bande.
Un sistema ingiusto. E stiamo parlando di Giustizia.

La giornata inizia con il discorso incolore e monocorde – vorrebbe essere istituzionale – di David Ermini, numero due del Csm dopo Mattarella.

Ermini, avvocato toscano di Figline Valdarno ed ex-deputato del Pd paracadutato al Csm da Matteo Renzi, la prende alla lontana. Forse troppo alla lontana.

“La legittimazione dell’agire giurisdizionale – scandisce pomposamente – sia direttamente proporzionale alla sua credibilità. Credibilità e fiducia nelle istituzioni giudiziarie sono i valori che tutti insieme dobbiamo riaffermare, perché credibilità e fiducia costituiscono l’unità di misura dell’affidamento sociale nell’autonomia e nell’indipendenza della magistratura”.

Insomma un pippone che neanche la corazzata Potiemkin di Fantozzi.

Poi ecco la scivolata sulla classica buccia di banana. Come si dice: sarebbe meglio non risvegliare il can che dorme…
“Inutile nascondervi che anche l’anno che abbiamo alle spalle non è stato facile per il Consiglio superiore. Le note e dolorose vicende, le cui scorie (ops…) ancora circolano in questi giorni, hanno reso evidente una degenerazione correntizia non più sopportabile”.

Scorie? Quali scorie? Mica starà parlando di Palamara, per caso?
E la degenerazione correntizia? Da dove viene Ermini, da Marte? Chi lo ha imposto al Csm? La politica, per caso?

“La reazione del vicepresidente del Csm al mio libro non sembra molto istituzionale in quanto il termine “scorie” mal si addice al settore magistratura”, lo pizzica Palamara al quale Ermini ha offerto questo assist clamoroso in maniera un po’ infantile.

“La ricerca della verità dovrebbe interessare tutti noi. A meno che qualcuno non pensi che la verità danneggi la propria immagine o i propri interessi personali – prosegue come uno schiacciasassi Palamara asfaltando il povero Ermini. – Sicuramente è un libro di chi ama la magistratura. Troppo comodo voler nascondere la polvere sotto al tappeto sperando nel capro espiatorio sacrificato sull’altare della mancata riforma della giustizia“.

“Le correnti non le ho inventate io – incalza l’ex-pm romano espulso dall’Anm. Che rivendica: “Sono stato un protagonista di quel sistema. E l’ho descritto in modo vero e trasparente nel mio libro. E chi si erge oggi, fintamente indignato, a giudice di quel sistema proprio dal pulpito nel quale è stato catapultato dal sistema stesso che oggi critica, quanto meno ha problemi di coerenza – va giù durissimo Palamara. – A meno che Ermini non pensi che io sia diventato radioattivo solo dopo la sua nomina a vicepresidente del Csm“. Affondato Ermini.

“Sul Consiglio gravava e grava l’obbligo di dimostrare di saper continuare ad assolvere la funzione di governo autonomo della magistratura attribuitagli dalla Costituzione – aveva anche detto Ermini. Ciò non solo attraverso la serietà e puntualità nell’accertamento delle responsabilità disciplinari, nonché attraverso l’impegno e la continuità del lavoro istituzionale, ma anche, e principalmente, attraverso le modalità di assunzione delle deliberazioni. Credo di poter affermare – si spinge a dire incautamente il pupillo di Matteo Renzi – grazie alla guida e al sostegno del presidente della Repubblica che mai è mancato, che il Consiglio ha dato questa dimostrazione”.
Per la polvere sotto al tappeto poi passeranno i commessi di Palazzo dei Marescialli.

Ci pensa il procuratore generale di Napoli, Luigi Riello a riportare tutti i coleghi con i piedi per terra.

“Mi sembra – dice il Pg intervendo a Napoli all’inaugurazione dell’anno giudiziario – che larga parte della magistratura si stia illudendo, in gran parte in buona fede, che, cacciato Palamara dalla Magistratura, dimessisi alcuni consiglieri del Csm, tutto sia ritornato normale. Palamara è il diavolo, lui è il cancro, lo abbiamo estirpato, le nostre coscienze sono immacolate”, deride i colleghi, Riello.

“Nessuna indulgenza per lui, sia chiaro. Se la sua colpevolezza sarà definitivamente accertata in sede disciplinare e penale. Ma fuori luogo, fuorvianti e a effetto – aggiunge Riello – mi sono apparsi gli inviti che, sulle mailing list, vengono quotidianamente rivolti al predetto Palamara a mettere a disposizione dell’intera magistratura italiana la trascrizione integrale della ‘messaggistica da lui intrattenuta con i colleghi investiti di incarichi nell’autogoverno e nella rappresentanza sindacale e con coloro che semplicemente vi aspiravano. Essi parlano giustamente di una crisi che investe il tessuto connettivo valoriale della categoria”.

Secondo Riello “proprio tali pertinenti osservazioni inducono a credere che il caso Palamara sia certamente gravissimo e, ci auguriamo, unico almeno quanto alla presunta formazione di un comitato d’affari composto da componenti del Csm, magistrati e uomini politici, con una terribile ipoteca sull’indipendenza e dignità dell’intero corpo magistratura. Ma – ricorda Riello – il peso delle correnti, le loro impotenti ipoteche sulla vita del Csm, sulle nomine dei dirigenti degli uffici non sono materia da gossip, ma processuale, consiliare”.

“Palamara deve parlare ai magistrati e agli altri organi che lo interrogano, non diffondere una rivista scandalistica. E noi non vogliamo leggere pettegolezzi, guardare dal buco della serratura presunti scandali. Dobbiamo invece procedere – esorta il Procuratore Generale di Napoli – a una presa di coscienza, finalmente seria, degli errori commessi da moltissimi, dell’acquiescenza prestata a pratiche note, talora condivise, talaltra tollerate con rassegnato silenzio. Non basta la condanna verbale, occorre una riforma del sistema elettorale del Csm, non per carità il sorteggio, la cabala”, ha concluso Riello.

“Il cosiddetto “caso Palamara“, con tutti i suoi corollari, ha indubbiamente inciso non solo sulla composizione del Consiglio, ma anche sulla sua attività. E ha smascherato le degenerazioni del sistema correntizio al quale il legislatore sembra proprio non riuscire a porre adeguato rimedio”, dice Alessio Lanzi, consigliere laico di Forza Italia al Csm, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte d’Appello di Bologna.

“Ad onor del vero, però, va detto e ricordato, che il Csm, anche in questo difficile anno, ha sempre cercato di operare al meglio, pur se, per diverso tempo, a ranghi ridotti: ancora oggi non si è raggiunta la pienezza della sua composizione”, ha ricordato Lanzi.

Lanzi ha poi fatto riferimento al lavoro della Prima Commissione del Consiglio, di cui è vicepresidente. “Per quanto direttamente mi riguarda, come attuale vicepresidente della prima Commissione, mi pare opportuno accennare alle difficoltà che incontra tale Commissione nel gestire l’enorme massa di documenti, frutto di intercettazioni, whatsapp, messaggi, tratti dal telefonino del dottor Palamara“.

Caustico Maurizio Gasparri: “Mentre attendiamo ancora le dimissioni del procuratore generale della Cassazione Salvi, travolto dalle vicende raccontate da Palamara e ancora incredibilmente saldo sulla poltrona che sinceramente dovrebbe abbandonare, non emergono con chiarezza note di autocritica della magistratura nelle varie inaugurazioni dell’anno giudiziario”.

“Palamara è la punta dell’iceberg, è il punto di raccordo di trame e spartizioni che hanno visto protagoniste tante correnti della magistratura e decine e decine di magistrati. Questi signori dovrebbero fare un’autocritica davanti al Paese“, li sferza Gasparri.

“Per tutti i delinquenti che lasciano impuniti a piede libero, per l’abuso politico della giustizia che è stato fatto, per la spartizione indegna di posti di potere che ha trovato nel Csm la massima degenerazione possibile e immaginabile. Nessuna autocritica, solo supponenza e arroganza. L’Italia ha bisogno di una magistratura seria, che rassicuri gli onesti e colpisca i rei – dice Gasparri. – Oggi purtroppo tutto ciò non c’è. E sorprende il fatto che non si siano dimessi Salvi e company, che Pignatone non chieda scusa agli italiani e che nessuno abbia fatto un chiaro discorso di autocritica dicendo: ‘italiani, vi chiediamo scusa, la magistratura si è macchiata di colpe gravissime’. Non lo dicono loro, lo diremo noi con la Commissione di Inchiesta che si dovrà fare in Parlamento”.

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