No agli spostamenti e negozi: cosa ci aspetta dal 4 dicembre

Iniziano a delinearsi concretamente gli scenari in vista del prossimo Natale. Le direttive del governo verranno ufficialmente comunicate entro il 4 dicembre, quando entrerà in vigore il nuovo Dpcm che stabilirà le modalità di svolgimento delle festività di fine anno.

Quella di oggi è una giornata molto importante per il premier Giuseppe Conte, già al lavoro per un “piano speciale” per il 25 dicembre: si aspetta che l’indice di trasmissibilità Rt scenda a 1 e spera che diverse Regioni attualmente situate nella fascia rossa passino all’arancione o al giallo. “Sarebbe un bel segnale”, ha commentato. Comunque va chiarito che, anche se i numeri dovessero essere molto confortanti, non sarà possibile commettere gli errori di Ferragosto.

Quindi dall’esecutivo tengono a precisare che non bisognerà aspettarsi un “liberi tutti” poiché la curva dei contagi potrebbe risalire in maniera pericolosa e così a gennaio una possibile terza ondata del Coronavirus potrebbe mettere nuovamente all’angolo il nostro Paese. Ecco perché i giallorossi concederanno qualche allentamento ma non molleranno la linea del rigore. “Siamo ancora molto in bilico con la curva che è in discesa ma non ancora sotto il tasso Rt a 1”, ha spiegato Ranieri Guerra. Dunque il direttore generale aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità ritiene che sia indispensabile tenere alta l’attenzione in quanto “l’esperienza estiva ci insegna quello che può succedere”. Vediamo ora le ipotesi sul tavolo del presidente del Consiglio che sarà chiamato a partorire l’ennesimo decreto.

Negozi

Nel ventaglio delle opzioni vi è la proroga dell’orario di apertura dei negozi fino alle 22 per garantire un giusto scaglionamento dei clienti. Relativamente potrebbe essere disposta la riapertura dei centri commerciali nel fine settimana. L’intenzione sarebbe quella di concedere alcune deroghe per le attività commerciali che si trovano in zona “rossa” e che rischiano di essere chiuse anche nel periodo finale dell’anno. La linea rigorista chiede che le attività di ristorazione (tra cui bar e ristoranti) abbassino le serrande alle 18 pure durante le feste per limitare le occasioni di “socialità allargata”. Si prospetta un altro scontro delle Regioni che invece chiedono di ampliare l’orario.

Coprifuoco

Nei giorni scorsi si era parlato della possibilità di prolungare il coprifuoco alle 23 nel periodo natalizio, in modo da permettere la libertà di uscire per fare acquisti se realmente le attività commerciali resteranno aperte fino alle ore 22. Addirittura non era stata esclusa la possibilità di estenderla alle 24 solamente nel giorno di Natale per consentire la partecipazione alle celebrazioni religiose e il ritorno a casa dei fedeli. Ma le parole di Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali, hanno gelato ogni aspettativa: “Seguire la Messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima non è eresia”. C’è pertanto da aspettarsi che il divieto di uscire di casa resti invariato alle 22.

Spostamenti tra Regioni

Sul tema degli spostamenti tra Regioni sono molteplici i dubbi. Nel governo è forte il timore che la riapertura dei confini regionali possa comportare una facile trasmissibilità del Covid-19 e di conseguenza si potrebbe decidere di tenerli chiusi fino a gennaio. Tuttavia si vuole consentire il ricongiungimento familiare: allo studio del prossimo Dpcm vi è una norma per individuare alcune situazioni specifiche evitando che il tutto si traduca in una mobilità totalmente libera, limitando la deroga ai soli parenti stretti (genitori, figli, partner conviventi e coniugi) che non sono residenti o domiciliati in quel luogo. Se prima delle festività tutta l’Italia sarà nella fascia di rischio più bassa, dalle aree gialle ci si potrebbe trasferire nelle seconde case, anche in un Comune diverso da quello di residenza. Non sarà però possibile superare i confini regionali.

Vacanze e scuole

“Gli impianti da sci e il sistema vacanze invernali che sono fondamentali per la nostra economia riapriranno quando l’epidemia si sarà raffreddata, speriamo nel giro di un mese, un mese e mezzo”, ha annunciato il ministro Boccia. Confermata così la linea dura per le vacanze sulla neve che si tradurrà in chiusura degli impianti sciistici. Sul fronte della scuola invece pare che la linea dei governatori avrà la meglio: si sono detti fortemente contrari alla riapertura degli istituti scolastici a dicembre, spingendo per il ritorno in presenza non prima del 6 gennaio.

ilgiornale.it

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