Nella via con il muro anti-pusher: “Ora siamo noi quelli in galera”

“Loro fuori, noi dentro”. Separati da un muro alto circa tre metri. Da un lato il parco Sempione, che da qualche tempo ospita spacciatori e prostitute, dall’altro gli abitanti del “Villaggio”.

Siamo a Rebaudengo, nella periferia Nord di Torino. Qui, le circa 200 famiglie che vivono nella via hanno deciso di unire le forze, per difendersi dal degrado e dagli spacciatori: per questo, si sono autotassate e hanno chiuso la via con un muro, per impedire l’accesso al parco. “Siamo quasi stati costretti a fare questo lavoro- ha spiegato al Giornale.it uno dei residendi che ha promosso l’iniziativa, Nicola Metta, raggiunto al telefono- e abbiamo dovuto farlo perché la situazione era diventata invivibile, siamo arrivati alla disperazione. Noi vogliamo far capire che siamo contro questi venditori di morte”.

Il “Villaggio” è una zona privata, composta da una decina di palazzine unite da una via, in fondo alla quale era stato lasciato un varco per poter accedere al parco. Ma da tempo, ormai, quell’apertura era diventata un incubo. “C’era un passaggio di tossici e di prostitute”, ha raccontato uno degli abitanti al Giornale.it. “Qui senza il muro era micidiale – spiega un altro residente – una sera ho visto un tassista, poi un carroattrezzi e varie auto, che arrivavano a velocità sostenuta. Una volta ho trovato qui sulla strada uno che si drogava…”. Non sono mancati episodi di degrado, dalla sporcizia alle “latte piene di escementi”, ricorda Nicola Metta. E la paura è tanta: “I bambini non possono più giocare in cortile – racconta una mamma – e noi d’estate la sera non scendevamo in strada”. Ma il timore è a senso unico, perché “loro non hanno mica paura”. Una situazione, quella descritta dai residenti, “diventata invivibile”, dove gli spacciatori sono attivi ad ogni ora del giorno e della notte e “l’isola felice” di un tempo ha lasciato il posto al degrado: “Si facevano in strada, davanti a bambini, donne, anziani, con un’indifferrenza totale”. Ma il punto in cui si radunano principalmente i pusher sembra essere il troncone a due passi dalle abitazioni, sottoposto a lavori ora sospesi: “Là sopra ce ne sono sempre”.

 

 

Adesso, dopo la chiusura del passaggio al parco, sembra che il traffico si sia spostato su Corso Grosseto, come ha precisato al Giornale.it Metta: “Si fermano co la macchina, scendono per prendere la droga e ripartono. Le macchine che passavano nella nostra stradina ora si sposteranno lì”. La situazione nel “Villaggio”, infatti, sembra migliorata anche se, rivelano gli abitanti, “bisogna chiudere anche i lati”, con una recinzione, e l’inizio della via: “Continueremo per proteggere in nostro villaggio”. E i soldi? “Se il Comune non ci viene incontro facciamo tutto a nostre spese”. Per costruire il muro, infatti, alcune famiglie della via hanno dato un contributo, raccogliendo la somma necessaria richiesta dalla ditta che ha chiuso il varco. “La Circoscrizione però ci ha indirizzato per muoverci nella legalità assoluta- ha ricordato Metta- Noi volevamo dare importanza al nostro quartiere. Ci siamo uniti e abbiamo preso la decisione di autotassarci, visto che siamo anche una zona privata”. L’iniziativa dei residenti, “ha smosso un po’ le acque” e anche la scorsa settimana “c’è stato un aiuto dalla Circoscrizione”, intervenuta per il lavoro di pulizia. Il parco, infatti, ora l’erba è tagliata e i rifiuti raccolti. In un angolo, però, il degrado è ancora presente, tra bottiglie di plastica, cartacce e oggetti di ogni tipo, tra cui un cucchiaio di metallo e una scarpa. “Avrete visto anche poco movimento perché in questi giorni sono arrivati alcuni giornalisti e la polizia è intervenuta ieri pomeriggio”, precisa Nicola Metta.

La situazione, per il momento, sembra migliorata. Ma c’è una cosa che i residenti non riescono a digerire: “Sembra quasi che siamo in galera noi, loro fuori e noi dentro. Hanno più diritti loro”.

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