Monsignor Viganò “scomunica” Draghi: “Rappresenta la tirannide devastatrice del Nuovo Ordine. Un esecutore”

Monsignor Carlo Maria Viganò durissimo contro l’insediamento di Mario Draghi alla presidenza del Consiglio italiano. L’arcivescovo, tra una lettera a Trump di denuncia degli orrori di mondialismo e deep state e una sferzata contro l’orrendo «presepe post conciliare» allestito lo scorso dicembre in piazza San Pietro, ha diffuso ieri una lunghissima missiva di denuncia, indicando Mario Draghi come «la quintessenza della tirannide del Nuovo Ordine, nella sua cinica competenza, nella professionalità della sua azione devastatrice, nell’efficienza dei suoi funzionari»

Viganò mette al rogo Draghi

L’ha toccata pianissimo anche stavolta, insomma: l’ex nunzio apostolico Usa apre la sua denuncia parlando dell’Italia come «una Nazione corrotta», che «riconosce diritti al crimine e deride o addirittura condanna l’onestà, la rettitudine, la virtù». Lo Stato attuale delle cose, per Viganò, spiega le «decisioni scellerate dei governanti, dalla gestione dell’emergenza pandemica all’indiscriminata accoglienza degli immigrati clandestini», in «un unico disegno» folle.

Le assurde regole della pandemia

L’arcivescovo punta il dito contro le assurde regole e l’incoerenza delle restrizioni quali  «chiudere le scuole e i ristoranti mentre sui mezzi pubblici i cittadini sono costretti a viaggiare stipati», riconoscendo a questa follia «una razionalità e una logicità che non può avere». Viganò parla di «norme palesemente illegittime», difese anche dalla cosiddetta «opposizione» che invece dovrebbe «cavalcare la rivolta e dimostrare quanto sia assurdo chiudere le attività commerciali in assenza di evidenze scientifiche che legittimino l’adozione di misure così drastiche».

I crimini dell’Ue

Il monsignore entra poi nel vivo della sua accusa stigmatizzando la «presunta inevitabilità dei prestiti che l’Italia dovrebbe richiedere all’Unione Europea», dopo che questa – con modalità criminali degne dei peggiori usurai – «ha creato scientificamente le premesse sociali ed economiche della crisi economica». Secondo Viganò la fiducia accordata al governo del Presidente Draghi, «un carnefice ben peggiore dell’avvocato di Volturara Appula», è «sconcertante». Così come è sconcertante il sollievo con il quale il popolo saluta «l’avvento del cinico tecnocrate», sebbene stia perseguendo il medesimo piano fallimentare di Conte, a colpi di Dpcm e restrizioni. «Come se il condannato a morte si rallegrasse della migliore affilatura della lama della scure».

Viganò contro l’educazione gesuita di Draghi 

Viganò non si stupisce che Draghi sia stato educato, «come Joe Biden e tanti altri leader globalisti, alla scuola ideologica dei Gesuiti». Una «struttura fortemente gerarchica e quasi militare poteva manipolare le giovani coscienze di intere generazioni, con diabolica lungimiranza, preparando l’avvento di una società tirannica e disumana». L’ex nunzio li indica come gli educatori dei «terroristi delle Brigate Rosse e gli ideologi della Teologia della Liberazione, i teorizzatori della liberazione sessuale, del divorzio e dell’aborto». Da questo schema proviene Draghi, «la quintessenza della tirannide del Nuovo Ordine, nella sua cinica competenza, nella professionalità della sua azione devastatrice, nell’efficienza dei suoi funzionari».

Un rigido esecutore dell’agenda globalista

Prosegue Viganò: «Draghi in nulla si discosterà dall’agenda globalista, se non nella maggiore efficienza con cui la realizzerà. Nutrire la speranza che il tecnocrate al quale si deve la devastazione della Grecia possa in qualche modo venir meno al suo compito è da sprovveduti». Il suo esecutivo condice «inesorabilmente alla ulteriore perdita di sovranità nazionale e all’asservimento completo al Nuovo Ordine.

Non dimentichiamo che il gabinetto del Primo Ministro annovera personaggi quali Vittorio Colao e Roberto Cingolani, per i quali il Great Reset è ormai in stadio avanzato di compimento, con o senza il consenso degli elettori», insiste. Per Viganò l’avvento di Draghi era «programmato da anni, e che per realizzare fino in fondo il progetto globalista l’élite non esiterà a violare i diritti fondamentali, col pretesto di farlo “per il nostro bene”».

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