Migranti, il blitz del procurtatore: “Cancellare reato di clandestinità”

Mentre l’Italia deve affrontare quasi da sola il problema dell’immigrazione clandestina, con continui sbarchi di irregolari sulle nostre coste, c’è chi nelle scorse ore ha invitato il governo a cancellare il reato di clandestinità in quanto norma penale “totalmente inutile” che produce in sostanza una “condanna platonica” che non sarà mai pagata dal soggetto interessato.

Questa posizione, che potrebbe trovare d’accordo la sinistra pro-accoglienza senza se e senza ma e anche le organizzazioni non governative, è stata espressa Antonio De Nicolo, procuratore capo di Trieste, nel corso di un’intervista all’emittente Telequattro. “Io non ho ancora capito perché, se non per questioni di bandiera politica, non riusciamo a liberarci del reato di clandestinità e cioè di dire che ogni persona che troviamo in Italia, per il solo fatto di esserci entrata, commette reato”, ha affermato De Nicolo.

Parole che si inseriscono in un quadro politico e sociale molto complicato per il nostro Paese e che potrebbero aprire un nuovo fronte di scontro tra maggioranza ed opposizione. Il procuratore capo ha, poi, spiegato il suo pensiero. De Nicolo ha ammesso che già quando dirigeva la Procura di Udine si è reso conto che le denunce per il reato di clandestinità erano tantissime. Un trend che si è confermato anche oggi che lavora a Trieste “dove il numero è molto più elevato, ci troviamo subissati da queste denunce di reato di clandestinità per un sacco di pakistani, afghani, siriani che vengono portati a giudizio per un reato che prevede la sola pena pecuniaria, perciò anche quando la condanna verrà emessa non verrà mai eseguita perché non li troviamo più sul territorio”.

Ciò significa, ha spiegato ancora il Procuratore capo, che si tratta di una condanna platonica “che tra l’altro non sarà mai pagata”. Inoltre i procedimenti “intasano moltissimo gli uffici dei tribunali”. In sostanza, De Nicolo ritiene il reato di clandestinità una norma “penale totalmente inutile” tanto che se la cancellassero “farei un brindisi”. Il procuratore capo ha sottolineato anche un altro aspetto delicato della questione: con addosso il reato di clandestino l’immigrato non può collaborare con la giustizia. Ciò significa un ostacolo alle indagini per scovare il trafficante “cui ha pagato il viaggio per farlo giungere fin qui”.

ilgiornale.it

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