“Mi ha presa per i capelli e poi mi ha trascinata…”. Accuse choc della 18enne contro Genovese

La 18enne che ha denunciato per stupro Alberto Genovese racconta cosa è accaduto quella tragica notte. “Ho creduto di morire”

Credevo mi avrebbe uccisa“. Tutto quello che ricorda Francesca (nome di fantasia) di quella notte a “terrazza sentimento”, il mega attico milanese di Alberto Genovese, è di essere scampata alla morte per un soffio.

Mi ha presa per i capelli, mi ha trascinata con violenza sul pavimento. Ho avuto paura di morire“, racconta nel corso di una lunga intervista al programma Non è L’Arena.

Il racconto choc

Tutto ha inizio la sera dello scorso 10 ottobre. Francesca partecipa ad un festino organizzato dal re delle startup nell’appartamento di palazzo Beltrade, a Milano. Alberto Genovese, che non conosce, le si avvicina con lo Champagne. “Mi ha puntata“, spiega la 18enne. Le versa il vino in una bottiglia “che solo lui può prendere, con un filo dell’i-phone legato intorno“, particolare riferito successivamente alla polizia. Francesca sospetta che possa aver contenuto la “droga rosa”, altrimenti nota come “droga dello stupro”. “Non sono una drogata, – spiega –ne faccio uso sporadicamente“. Fatto sta che, ignara di quanto le sarebbe occorso nelle ore successive, ne ingerisce una quantità non precisata. Quel tanto che basta per ritrovarsi reclusa nell’alcova dello startupper e seviziata per ben 24 ore. “Ricordo di essere andata a farmi una doccia – racconta a Giletti –ma ero completamente fatta. Non ero lucida“. Quando realizza cosa le è accaduto, tenta la fuga: “ho provato a chiamare un taxi ma Alberto mi ha presa per i capelli e trascinata con violenza sul pavimento“. Per fortuna, riesce a contattare un’amica che le assicura la salvezza. Quando mette piede fuori dal mega attico, denuncia ad una pattuglia della polizia di essere stata violentata da Alberto Genovese. “Credevo mi avrebbe uccisa, – conclude – è una fortuna averla scampata“.

I video che incastrano Genovese

Diciannove le telecamere di sorveglianza che avrebbero ripreso quanto accaduto quella drammatica notte nel “mega attico degli orrori”. All’ipotesi iniziale – quella di stupro – le pm Rosaria Stagnaro e Letizia Mennella, hanno aggiunto altre 5 violenze ad altrettante giovani donne ricostruite dai poliziotti della Mobile guidati da Marco Calì. I filmati acquisiti dagli inquirenti, a quanto si apprende, confermerebbero la versione delle vittime aggravando di netto la posizione di Alberto Genovese. Lo startupper ha sempre sostenuto di aver intrattenuto rapporti sessuali con donne “consenzienti” e di non aver mai costretto nessuna ad assumere droga. Ma la verità sembrerebbe essere di tutt’altra natura. L’imprenditore, recluso nel carcere di San Vittore dallo scorso novembre, ha fornito una versione diametralmente opposta a quella della 18enne sulla notte del 10 ottobre. Ai pm avrebbe raccontato di aver fatto recapitare, tramite il suo fido amico Leali, circa 8mila euro alla giovane a seguito della denuncia. Una dichiarazione che la 18enne smentisce con forza: “Ha cercato di comprarmi“, accusa Francesca. “Ha proposto un accordo tra le parti per addolcire la denuncia. – spiega – Gli ho detto che avrei parlato con il mio avvocato e che ci avrei pensato. Ma non sapevo cosa era successo“.

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