Malati di tumore dall’Albania si facevano curare in Italia: accusati di truffa per un milione al servizio sanitario

Maxitruffa al sistema sanitario nazionale di oltre un milione di euro, grazie a un meccanismo che ha permesso a 150 persone, tutte albanesi e in gran parte malate di tumore, ora indagate per truffa in concorso, di curarsi gratuitamente senza averne diritto. Molti di questi sarebbero venuti in Italia solo per le cure.

 

Per i carabinieri del comando provinciale di Torino, erano in tre ad aver messo su questo meccanismo: due donne, cittadine albanesi, mediatrici culturali nei centri Isi – informazione salute immigrati – di Torino e Provincia e il figlio di una delle due, dipendente dell’agenzia delle entrate. Questa mattina per i tre sono scattate le misure su disposizione del gip: una è ai domiciliari e l’altra con l’obbligo di firma, sospeso dal lavoro il figlio.

 

Sono gravemente indiziati di aver messo su un sistema per frodare il sistema sanitario nazionale e consentire ai connazionali di curarsi. In pratica per gli investigatori avrebbero sfruttato la norma dell’art 35 del testo unico in materia di immigrazione che consente al cittadino che non è in regola di accedere alle cure in caso di condizioni di indigenza. Se riconosciuti i criteri viene assegnato un codice identificativo (Stp – straniero temporaneamente presente) e c’è l’accesso alle cure nelle strutture pubbliche.

 

Grazie a questa norma le due donne, quando lavoravano, per gli investigatori invitavano i cittadini a dichiarare una falsa data di ingresso in Italia, di oltre tre mesi, per risultare irregolari. Inoltre li invitavano a denunciare lo smarrimento del documento per evitare che si risalisse alla data reale. Infine c’era la dichiarazione di una falsa dichiarazione di indigenza che permetteva di accedere al Stp. Il figlio di una delle due entrava nella banca dati dell’Agenzia delle Entrate e si occupava di fare accertamenti patrimoniali sui beneficiari.

 

Un sistema che sarebbe andato avanti per mesi: le indagini, condotte tra settembre 2019 e ottobre 2020, portate avanti dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino, hanno permesso di accertare che 152 albanesi hanno sfruttato tale sistema, tutti indagati in concorso per truffa, di cui la maggioranza arrivati in Italia con l’unico scopo di curarsi gratuitamente.

 

In totale sono stati accertati 175 episodi di frode per un danno complessivo pari ad oltre 1 milione di euro. L’accusa per i tre è di truffa aggravata e accesso abusivo in banca dati, per cui il gip di Torino ha disposto le misure su richiesta del gruppo reati contro la pubblica amministrazione della Procura.

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