L’ultima vergogna degli estremisti negazionisti dell’Anpi: fa rimuovere la targa per le vittime delle foibe

Il residenti del quartiere Vallette Lucento, alla periferia nord ovest di Torino, si preparano ad un avvenimento eccezionale. Dopo anni di abbandono e denunce, una squadra di operai del Comune di Torino varcherà i cancelli del parco dedicato alle vittime delle foibe. Chi immagina si tratti di un intervento per ripristinare il decoro però andrà incontro ad una cocente delusione. In programma non c’è lo sfalcio dell’erba, né la sostituzione degli arredi urbani logorati dall’incuria e dai vandali. Nel mirino degli addetti ai lavori c’è la targa dedicata ai nostri connazionali infoibati dai partigiani jugoslavi. Verrà rimossa.

L’Anpi chiama e il Comune si riscopre efficiente intervenendo nel giro di poche settimane. Lo scorso 9 febbraio, alla vigilia del Giorno del Ricordo, Maria Grazia Sestero, presidente dell’Anpi provinciale di Torino ed ex deputata di Rifondazione comunista, si preparava a santificare la ricorrenza a modo suo. Prendendo carta e penna e inoltrando una richiesta urgente all’amministrazione comunale. Nelle righe impilate viene denunciato un fatto davvero scabroso. La targa posizionata nel giardino non è conforme a quella inaugurata a suo tempo dalla giunta Chiamparino.

Sulla vecchia epigrafe c’era scritto: “Giardino vittime delle foibe. In ricordo degli Istriani, Fiumani e Dalmati Vittime delle foibe e dell’Esodo dalle loro terre”. Sulla nuova si legge invece: “Giardino vittime delle foibe assassinate solo perché italiane in Istria, Fiume e Dalmazia dai partigiani comunisti di Tito. Nel vandalismo di pochi, nell’indifferenza di altri. Torino Ricorda”. Il perché di questa anomalia ve lo abbiamo spiegato in un articolo di due anni fa. La vecchia targa era stata letteralmente demolita dai vandali, non una ma più volte. Di fronte a tanto accanimento gli amministratori dell’epoca decisero di abbassare la testa, rinunciando ad apporne una nuova.

Un atteggiamento di resa. Inconcepibile alle latitudini di Fratelli d’Italia e del comitato civico “Torino Ricorda” che nel 2016 hanno raccolto i fondi necessari a installarne una più robusta. Non più in marmo ma in ferro, una targa a prova di vandali. Nonostante le ammaccature e qualche tentativo di sradicamento, quella targa ha resistito fino ad oggi. Adesso però ha le ore contate. “L’Anpi – si legge nella nota vergata dalla Sestero – presenta richiesta che sia tolta la targa abusiva e ripristinata quella originaria con la denominazione approvata dal consiglio comunale”.

L’associazione reducistica vuole chiarimenti. Chi ha installato la nuova targa ha presentato domanda per farlo? In caso contrario chiede che gli autori vengano sanzionati per “l’utilizzo abusivo di uno spazio pubblico a scopi privati e per il cambio di denominazione”. La richiesta è stata subito presa in carico dall’amministrazione pentastellata che si è messa in moto con inusitata solerzia. Il 24 febbraio, quindici giorni dopo la denuncia dell’Anpi, sul tavolo dell’assessore alla Toponomastica Sergio Rolando, c’era già il preventivo dell’operazione. E domani, assicura l’assessore, la ditta incaricata provvederà a rimuovere la targa posizionata da Fratelli d’Italia, sostituendola con una recante “la stessa epigrafe a suo tempo approvata”.

Via il riferimento al movente etnico delle epurazioni ai danni degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia e quello agli autori materiali degli eccidi, come richiesto dall’Anpi. Non sappiamo ancora se il tutto verrà corredato da qualche sanzione nei confronti di chi ha avuto l’ardire di realizzare la targa “fuorilegge”. Certo è che i diretti interessati non hanno perso occasione di dire la loro. “Prendiamo atto che la priorità del Comune di Torino sia rimuovere una targa d’acciaio in onore delle Vittime delle Foibe, installata poiché l’amministrazione comunale rinunciò poi a ricollocarla, dandola vinta ai profanatori”, tuona la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli.

“Per ben due volte – continua la parlamentare – anonimi vandali, ma dalla chiara matrice ideologica, l’avevano demolita a colpi di martello. Nel primo caso il Comune l’aveva ricollocata dopo le nostre proteste, nel secondo caso aveva addirittura rimosso il basamento rimasto. Ora il Comune manderà i suoi operai al giardino Vittime delle Foibe, lasciato colpevolmente in stato di abbandono con erba alta, panchine divelte, gradinate in frantumi, muri coperti di scritte, e li metterà al lavoro non per riqualificarlo, ma per sostituire la targa”.

C’è qualcosa di poco chiaro in questa operazione anche per il collega di partito e assessore regionale Maurizio Marrone. “Non ricordo nemmeno un gesto di solidarietà da parte dei Cinque Stelle o dell’Anpi quando i vandali devastavano il ricordo degli italiani infoibati. Mi domando – si chiede l’assessore – se a dare tanto fastidio non sia quello che c’è scritto su quella targa. Che i carnefici dei nostri connazionali siano stati partigiani comunisti titini noi non lo dimenticheremo mai, anche se qualcuno vorrebbe ancora oggi infoibare la verità”.

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