Luigi Di Maio fa un lungo comizietto sulla Libia. Ma si “scorda” dei pescatori italiani prigionieri da 3 mesi

Luigi Di Maio ogni tanto ha un sussulto e si accorge di essere il ministro degli Esteri dell’Italia. Impegno gravoso, che richiede massimo impegno soprattutto per chi nella vita non si era mai cimentato con i manuali di scienze internazionali. Così oggi, l’ex capo politico del M5S, ha provato ad affrontare la complicata questione libica. “Rimane essenziale l’obiettivo di assicurare l’unità, l’integrità e la sovranità del Paese attraverso una soluzione politica complessiva dell’attuale impasse e a beneficio di tutta la popolazione libica”, ha dichiarato Di Maio nel suo videomessaggio di apertura dei Med Dialogues, che quest’anno si svolgono in formato virtuale. “Dopo mesi di un conflitto che ha portato ai limiti la capacità di sopportazione della popolazione civile, aggravato le condizioni economiche del paese e messo a rischio l’integrità nazionale, i libici hanno scelto di porre fine alle ostilità concludendo il 23 ottobre scorso un accordo di cessate il fuoco complessivo e permanente nel solco del processo di Berlino e a guida delle Nazioni Unite”, ha precisato il ministro

Cumuli di banalità

Banalità in serie per ribadire quello che a tutti era noto. Vista l’importanza della Libia per l’economia e la politica estera italiane, potremmo ogni tanto attenderci uno scatto propositivo da parte del titolare della Farnesina. E invece assistiamo puntualmente alla solita fuffa che genera fuffa. “L’’Italia ha accolto con soddisfazione gli esiti della riunione a Tunisi del Foro di dialogo politico libico. Sono state assunte decisioni importanti, ora abbiamo una road map verso una soluzione complessiva della crisi con la creazione di una nuova autorità esecutiva rappresentativa di tutte le regioni della Libia, e un traguardo fissato al 24 dicembre 2021 in libere elezioni parlamentari e presidenziali nel Paese”, ha detto Di Maio. Poi, il ministro degli Esteri si è ricordato che “per l’Italia la stabilizzazione della Libia e il ripristino dello stato di diritto su tutti il suo territorio riveste un’importanza assoluta e prioritaria”. Ma non ci dica, proprio non lo sapevamo.

L’imbarazzante silenzio sui pescatori

Peccato che oltre a invocare la stabilizzazione della Libia come prioritaria per l’Italia, Di Maio dovrebbe pretendere la liberazione immediata dei pescatori italiani detenuti da quasi tre mesi in Libia. E invece il ministro neppure li ha nominati, i pescatori, nel suo lungo discorso sull’ex colonia italiana. Il suo ministero si sta muovendo? Ha fatto progressi per ottenerne il rilascio? Sta almeno seguendo quotidianamente la vicenda? Non si sa, Di Maio non lo dice, anzi non dice proprio nulla. Tira fuori un discorso fiume sulla Libia e non menziona dei cittadini italiani tenuti in ostaggio da un generale che controlla la Cirenaica. Sarebbe surreale non fosse tragicamente reale.

Proprio oggi lo ha fatto presente pure il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, che durante l’omelia della seconda veglia di preghiera per i marittimi siciliani sequestrati ha tuonato: “Sarebbe stata auspicabile una vicinanza più corale, una risposta di voci più unanime e più forte per invocare un diritto di giustizia”. Per questo “esigiamo l’impegno solenne da richiedere nelle sedi dovute affinché questi episodi non si ripetano più”, ha dichiarato il vescovo. “Abbiamo avuto pazienza, in altri tempi abbiamo tollerato episodi simili che si sono conclusi in tempi molto più ravvicinati. Adesso diciamo che è stata superata ogni misura. Ora diciamo basta”.

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