Lo “scudo” che tutela Arcuri: così è “immune” dai magistrati

Un vero e proprio “scudo” che lo esulerebbe dal rispondere a ipotetiche responsabilità in ambito amministrativo e contabile.

Non bastavano i superpoteri, perché Domenico Arcuri, grazie a un articoletto contenuto nel decreto Cura Italia – nel frattempo riconvertito in legge -, sarebbe in grado di sfuggire al controllo dell’Ufficio del bilancio e per il riscontro di regolarità amministrativo-contabili.

Tra superpoteri e protezioni

È tutto regolare e scritto, nero su bianco, nel comma 8 dell’articolo 122 del suddetto decreto. Nel testo, infatti, si legge che “in relazione ai contratti relativi all’acquisto dei beni […] nonché per ogni altro atto negoziale conseguente alla urgente necessità di far fronte all’emergenza […] posto in essere dal commissario e dai soggetti attuatori, non si applica l’articolo 29 del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 22 dicembre 2010, recante Disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della presidenza del Consiglio dei ministri”.

Traduciamo dal burocratese. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, il commissario straordinario per l’emergenza e la ripartenza godrebbe, oltre che di poteri praticamente illimitati e di una contabilità speciale per svolgere tali mansioni, di uno scudo che lo tutelerebbe sia dalla Corte dei conti che dall’Ufficio di bilancio.

Nessuna responsabilità

Per capire da dove arriva una protezione del genere, bisogna fare un passo indietro e tornare al citato decreto Cura Italia. Al suo interno era stata prevista la protezione legale a difesa del dipartimento della Protezione civile nazionale. In altre parole – o meglio: citando alla lettera quelle contenute del documento – gli atti di quest’ultima “sono sottratti al controllo della Corte dei conti”.

Dunque, un simile trattamento vale anche per Arcuri, nominato lo scorso marzo dal premier Giuseppe Conte. Detto altrimenti, non è contemplabile la possibilità di procedere in caso di colpa grave. Il motivo è semplice: la responsabilità, tanto contabile quanto amministrativa, è limitata “ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell’agente che li ha posti in essere o che vi ha dato esecuzione”. Dunque, niente responsabilità d’innanzi alla magistratura. Ad eccezione di azioni effettuate in modo doloso.

Il nodo delle siringhe

Ebbene, tutte le procedure per l’acquisto di mascherine, banchi a rotelle, siringhe, camici e via dicendo, non verranno controllate dalla magistratura contabile. E questo perché Arcuri è blindato da uno scudo molto particolare. In ogni caso, la sensazione è che il supercommissario possa essere scivolato su una nuova buccia di banana.

Se diamo un’occhiata al sito dell’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) e leggiamo le informazioni inerenti alla somministrazione del vaccino Pfizer-BioNTech, scopriamo che “la vaccinazione sarà effettuata con una speciale siringa sterile monouso dotata di sistemadi bloccaggio dell’ago (luer lock)”. Il supercommissario, infatti, su suggerimento del Ministero della Salute, aveva puntato proprio sulle luer lock.

Attenzione però, perché l’Ema (Agenzia europea del farmaco), nelle informative sul vaccino Pfizer-BioNTech, ha parlato del semplice utilizzo di un ago sterile e “dopo diluizione, sotto forma di iniezione intramuscolare da 0,3 ml nella parte superiore del braccio”. Delle costose siringhe da 1 ml non c’è neppure l’ombra.

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