L’Isis minaccia Luigi Di Maio: “Entreremo a Roma senza false promesse”

L’Isis ha messo nel mirino il Ministro degli esteri Luigi Di Maio: dopo aver presieduto a Roma con la coalizione anti Daesh, è arrivata la reazione dello Stato islamico con una lettera pubblicata su un settimanale online.

Il Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha ricevuto una minaccia dall’Isis. Pochi giorni fa, infatti, ha presieduto per la prima volta con il segretario di Stato americano Antony Blinken la riunione della coalizione anti Daesh, ma non si è fatta attendere la risposta del califfato.

Sul settimanale online Al Naba, lo scorso giovedì 8 luglio 2021 è stato pubblicato un editoriale con minacce nei confronti di Luigi Di Maio e dell’Italia, dove è stata presa di mira anche la Capitale.

“Il dossier più pesante e importante sul tavolo dell’alleanza dei crociati a Roma è l’Africa e la regione del Sahel. Il ministro degli Esteri italiano ha ammesso che non basta combattere lo stato islamico in Iraq e Siria, ma bisogna guardare altre regioni in cui è presente, sostenendo che l’espansione dello stato islamico in Africa e nel Sahel desta preoccupazione e proteggere le coste europee significa proteggere l’Europa”, si legge così nel’editoriale.

“Non è un caso – continua il giornale che fa riferimento allo Stato islamico – che i crociati e i loro alleati si incontrino nella Roma crociata e non c’è dubbio che i timori di Roma siano giustificati, poiché è ancora nella lista dei principali bersagli dei mujahidin“.

Infine, la minaccia dell’azione terroristica a Roma: “I mujahidin dell’Isis stanno ancora aspettando il compimento della promessa di Dio onnipotente nei loro confronti: questa è Dabiq, questa è Ghouta, questa è Gerusalemme e quella è Roma e noi vi entreremo senza false promesse”.

Si tratta del primo caso in cui Di Maio viene espressamente minacciato dall’Isis e citato. Prima di lui, l’ultimo responsabile della Farnesina a essere minacciato fu Paolo Gentiloni, nel 2015, in un radiogiornale di Mosul, quando Gentiloni venne definito dal califfato “Il Ministro degli Esteri dell’Italia crociata”.

All’epoca la reazione dell’Isis arrivò in seguito alla decisione presa dall’Italia di guidare una spedizione dell’Onu in Libia per arginare l’espansione del califfato.

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