L’infermiera aggredita sul bus a Milano: “Odio sentirmi addosso le mani di quel bastardo”

«Come mi sento? Non lo so descrivere come mi sento. So solo che vi sento vicino, vi ringrazio per il vostro affetto e spero che al più presto venga fatta giustizia. Perché io sono stufa di vivere così. Non si può avere paura di prendere un autobus per andare a lavorare. Non si può, non si può vivere nel terrore».

A parlare è Raffaella R., una 34enne operatrice socio sanitaria, che domenica 3 gennaio è stata selvaggiamente picchiata da un rapinatore mentre andava a lavorare. Lo fa in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook a quattro giorni di distanza della mattina dell’aggressione sulla linea 91 di Atm. Lo fa usando toni ancora pieni di rabbia e rammarico per la situazione che ha dovuto vivere. Parole che conferma poco dopo a MilanoToday: «Non riesco a descrivere il mio stato d’animo e fisico. Mi sento sempre le sue mani addosso. Ho dei dolori atroci al ginocchio e al collo».

L’aggressione sul bus a Milano

Sul suo volto sono evidenti i segni del pestaggio compiuto da qualcuno che per il momento è ancora in libertà. Un occhio nero, un collare cervicale e due vistosi cerotti sulla fronte e sul naso per coprire le ferite. Il tutto per un Iphone. 

Attorno alle 6.45, mentre cercava di raggiungere la Rsa in zona Portello dove lavora come infermiera, un uomo le ha scippato il telefonino dalle mani. La sua resistenza, istintiva, ha innescato una violenza inaudita da parte dello sconosciuto, descritto come nordafricano. Prima le ha sbattuto la testa contro un corrimano del bus e poi è scappato trascinando la 34enne per un paio di metri.

L’appello dell’infermiera picchiata sul bus

«Io spero solo che lo prendano. Bastardi maledetti. Spero solo che vi prendano – dice nel video rivolgendosi generalmente tutti i malviventi, Raffaela – e vi facciano marcire in carcere». Quella mattina, l’infermiera ha chiamato la polizia e i soccorsi una volta giunta nella Rsa dove lavora. Da lì è stata poi trasportata al Fatebenefratelli, dov’è stata curata.

Ora sui social la donna, di origine campana ma residente a Milano, lancia questo appello per chiedere giustizia. «Dimenticare è molto difficile, mi auguro che almeno venga fatta giustizia, stavo solo andando a lavorare. Ho avuto una paura tremenda, ho cercato di difendermi ma lui era più forte di me», ricorda.

Raffaela sottolinea pure che la sua richiesta non ha colore politico. «Qui non si tratta che siano stranieri o italiani, qui si tratta di ‘persone di merda’, qualsiasi nazionalità siano! Qui parliamo di persone perfide che non hanno nulla da perdere, facendo rischiare la vita a noi persone normali che andiamo a lavorare. Dopo quello che ho subito vorrei più sicurezza sugli autobus».

Più sicurezza sui bus Atm?

Il suo appello è stato rilanciato e commentato da tantissimi, inclusa la pagina Facebook Tranvieri di Milano dove tra i tanti commenti – diversi proprio da parte di personale Atm – si chiede il necessario incrementare della sicurezza in alcune linee di superficie, specialmente nelle circolari 90 e 91. Le stesse dove di recente è stato commesso perfino un omicidio (davanti a una fermata), dopo una lite cominciata sul bus.

«Vi ringrazio tantissimo del vostro affetto, vi sento molto vicino, io cerco di non pensarci, ma purtroppo il mio inconscio va sempre lì. Odio sentirmi le mani addosso di quel bastardo e di sentirmi così fragile, spero che questo incubo finisca al più presto. Bastardi maledetti – lo sfogo della donna, ancora visibilmente scossa – vi stanno cercando e vi prenderanno, la gente come voi deve pagare per il male che fa».

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