Le intercettazioni dei fratelli Bianchi in carcere: “Il reddito di cittadinanza non ce lo tolgono”

Gli ho dato na zampata, è cascato a terra e si è rialzato“. A parlare è Marco Bianchi, uno dei due fratelli – l’altro si chiama Gabriele – che insieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia è indagato per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte.

Marco, in regime di custodia cautelare nel carcere di Velletri, sa di essere intercettato e spiega al fratello Alessandro – il terzo della famiglia Bianchi, totalmente estraneo alla vicenda – la dinamica del pestaggio letale ai danni del 21enne di origini capoverdiane consumatosi la notte dello scorso 12 settembre a Colleferro, in provincia di Roma. Un racconto che, secondo il gip di Velletri Giuseppe Boccarrato, aggrava di netto la posizione dei 4 indagati, già detenuti per omicidio preterintenzionale (Belleggia è l’unico ai domiciliari). La nuova ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari, e notificata dai carabinieri nel pomeriggio di giovedì 4 febbraio, è l’accertamento di un pesantissimo atto di accusa: omicidio volontario aggravvato da futili motivi. Oggi, ci svolgerà l’interrogatorio di garanzia.

Le intercettazioni di Pincarelli

Il 22 settembre, il padre di Mario Pincarelli si reca in carcere dal figlio. “Stamme a sentì – dice al ragazzo – tu devi parlà solo con l’avvocato. A me non mi devi dire niente“. E Maro risponde in romanesco: “Solo io so un po’ rovinato, gli so tirato quando stava da per terra a chiglio“. A quel punto, il papà gli intima il silenzio: “Zitto!“. “Nella circostanza, infatti, Pincarelli ammette, o meglio, confessa, di aver colpito il giovane Willy quando questi era già in terra. – scrive nell’ordinanza il gip – Subito bloccato da suo padre che, rendendosi conto di quanto quelle affermazioni potessero compromettere la posizione processuale del figlio, alzando la voce lo invita a tacere“.

“Il reddito non ce lo tolgono”

C’è poi un’altra intercettazione chiave, quella relativa al colloquio del 16 ottobre scorso tra Alessandro e il fratello Marco Bianchi. Nella circostanza, Marco tenta di tirare acqua al proprio mulino attribuendo le responsabilità del pestaggio a Belleggia. Poi protesta contro i giornali che, a suo dire, riportebbero notizie false e tendeziose. Nello specifico, fa riferimento al reddito di cittadinanza percepito dai familiari. “C’ha diritto al reddito di cittadinanza, che so’soldi rubati allo Stato, – dice Alessandro rivolgendosi al fratello –tutte cazzate, mica lo pigli tu a nome tuo? Lo piglia papà. La Finanza non ha bloccato niente, è tutto regolare“.

“Gabriele era una furia”

Assume contorni sempre più definiti la dinamica del terribile pestaggio avvenuto in piazza a Colleferro lo scorso 22 settembre. E’ Omar Shabani a chiamare i fratelli Bianchi che, intanto, si erano appartati con delle ragazze. La conferma Michele Cerquozzi, amico dei due indagati, che quella sera ha assistito all’aggressione nei confronti di Willy. “Ricordo che Omar urlava frasi del tipo Fermatevi, fermatevi. – spiega Cerquozzi in una dichiarazione messa a verbale – Poi Omar è andato verso Gabriele (Bianchi, ndr) cercando di fermarlo perché aveva visto che stava picchiando i giovani, ma non so chi. Ma a dire di Omar Gabriele era una furia e non riusciva a tenerlo e quando gli è scappato dalla sua presa Omar si è spostato e Gabriele ha continuato a picchiare non so chi“.

Omicidio Volontario

Colpito per ucciderlo“. Per la procura non c’è ombra di dubbio alcuno: si tratta di omicidio volontario. Ad avvalorare l’accusa, ci sono anche le dichiarazioni dei testimoni che avrebbero assistito al terribile pestaggio. “Gli informatori sentiti nel corso delle indagini confermavano che Willy veniva aggredito nonostante fosse del tutto estraneo alla discussione in corso tra Belleggia e gli amici di Zurma, sicché i quattro indagati nel colpirlo e infierendo con crudeltà su un ragazzo inerme, erano animati semplicemente – sottolinea il gip nella nuova ordinanza – dalla volontà di dimostrare la forza del proprio gruppo“. Per il giudice delle indagini preliminari “la modalità dell’azione, realizzata da più persone coordinate, per la localizzazione e violenza dei colpi, inferti in più parti vitali, per le condizioni in cui versava la vittima, colpita” anche quando “si trovava inerme in terra, e per l’esperienza nelle tecniche di combattimento dei fratelli Bianchi e del Belleggia, va senza dubbio esclusa la condizione minima per contestare l’omicidio preterintenzionale”. Nell’ordinanza, conclude il gip Boccarrato, “gli informatori sentiti nel corso delle indagini hanno confermato che Willy veniva aggredito nonostante fosse del tutto estraneo alla discussione in corso tra Belleggia e gli amici di Zurma, sicchè i quattro indagati, nel colpirlo e infierendo con crudeltà su un ragazzo inerme, erano animati semplicemente dalla volontà di dimostrare la forza del proprio gruppo”.

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