Le foto sul cellulare: la terribile verità sulla morte di Laila

Sul cellulare di Laila El Harim, la dipendente alla Bombonette, la fabbrica di cartoni per l’imballaggio di dolci a Camposanto, morta incastrata in una fustellatrice lo scorso martedì mattina, sarebbero state trovate delle foto del macchinario incriminato non funzionante. La donna avrebbe infatti segnalato il problema portando come prova proprio quelle immagini rinvenute nella memoria del suo telefono. Quel macchinario aveva quindi dei problemi di funzionamento e lo si sapeva. Ogni volta che qualcosa non andava Laila fotografava e inviava l’immagine ai suoi superiori e ai tecnici che intervenivano per risolvere il problema.

Laila si lamentava spesso del malfunzionamento
A rivelarlo è stata Repubblica che ha anche spiegato che la donna era solita raccontare la giornata lavorativa al compagno Manuele Altiero una volta rientrata a casa. L’uomo ha infatti ricordato che Laila “se ne lamentava spesso. Diceva che la fustellatrice si bloccava, che non andava. E spesso dovevano intervenire gli elettricisti”. La 40enne e il compagno avevano una bambina di 5 anni e si sarebbero dovuti presto sposare. Adesso sarà compito della Procura di Modena, che ha già aperto un fascicolo per omicidio colposo, indagare su quei guasti ricorrenti. Al momento è indagato il legale rappresentante della fabbrica. Sarà la magistratura, coadiuvata da esperti, a cercare una eventuale connessione tra il malfunzionamento del macchinario e la morte della madre 40enne. In mano agli investigatori anche un diario sul quale la donna scriveva la sua giornata lavorativa.

Il sistema di sicurezza solo manuale
Secondo quanto reso noto dal compagno della giovane, su quelle non ci sarebbero riferimenti specifici utili alle indagini ma solo commenti relativi all’andamento della giornata. Sembra che la dipendente fosse conosciuta per la sua responsabilità e la sua dedizione verso quel lavoro che svolgeva da 15 anni. Monica Rustichelli, l’avvocato della famiglia, ha già fatto sapere che, qualora si rendesse necessario, nominerà dei periti tecnici “per esaminare il macchinario”. Da capire adesso per quale motivo il sistema di sicurezza fosse attivabile solo in modo manuale.

Andrea Orlando, ministro del Lavoro Andrea Orlando, parlando della tragedia avvenuta nel Modenese, ha tenuto a sottolineare che “se una macchina durante il controllo risulta idonea, ma poi viene disattivato il suo dispositivo di sicurezza, tutto gli sforzi vengono vanificati”. Dalle prime indagini sarebbe emerso proprio questo. Vincenzo Colla, assessore regionale al Lavoro, ha rimarcato il fatto che ci sia “un incremento inaccettabile degli episodi di morte sul lavoro, è urgente rafforzare il sistema. Per questo abbiamo intenzione di parlarne nella prossima riunione del Patto per il Lavoro”. Solo 3 mesi fa era morta la giovanissima Luana D’Orazio, risucchiata da un orditoio, il macchinario davanti al quale lavorava per un’azienda tessile.

 

ilgiornale.it

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