La rabbia dei benzinai. Distributori chiusi per tre giorni

Esplode la rabbia dei benzinai, estromessi dalle categorie beneficiarie degli aiuti elargiti dal governo.

I provvedimenti imposti dall’esecutivo per porre un freno alla dichiarata emergenza sanitaria hanno messo e stanno continuando a mettere in ginocchio il Paese, e rimediare ad un simile danno non è affatto semplice. Troppi i settori che hanno subito gravissime conseguenze a seguito delle scelte del premier Giuseppe Conte e della sua maggioranza giallorossa.

Adesso sono i benzinai a protestare, dopo avere scoperto che per loro non è previsto alcun sostegno. Dal 14 al 17 dicembre la categoria darà vita ad uno sciopero con la chiusura degli impianti di distribuzione dei carburanti, anche in autostrada. Tre giorni che rischiano di bloccare completamente la Penisola. L’amarezza è tanta.”La decisione si è resa necessaria in conseguenza della inspiegabile indisponibilità del governo a inserire le piccole e piccolissime imprese di gestione a cui sono affidati gli impianti, nel novero delle categorie che beneficiano dei provvedimenti di sostegno inseriti nei diversi Decreti Ristori”, spiegano le associazioni sindacali Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio in un comunicato riportato da “LaPresse”. Pur rientrando nella categoria “servizio pubblico essenziale”, per i benzinai non sono stati tuttavia previsti degli aiuti. Ed in questi giorni si sono già registrate”chiusure incontrollate e forzate, a causa della mancanza di liquidità e della impossibilità di acquistare forniture di prodotti”.

A pensarla in modo contrario le associazioni dei consumatori, che già condannano lo sciopero, definendolo illegittimo. “Si tratta di uno sciopero illegale che creerà disagi immensi ai cittadini, specie a chi si sposta per motivi lavorativi”, ha dichiarato il presidente del Codacons Carlo Rienzi. “Non entriamo nel merito delle rivendicazioni dei lavoratori, ma ancora una volta non possiamo assistere agli utenti che vengono presi in ostaggio da sindacati e organizzazioni di categoria”. Dello stesso avviso anche il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona: “Uno sciopero che riteniamo illegittimo. Chiediamo intervenga immediatamente sia il Garante degli Scioperi che, soprattutto, il Governo, che deve subito convocare le parti”, ha dichiarato. Pur condividendo le ragioni dei benzinai, il presidente Unc ha aggiunto che chiudere gli impianti è un errore. Errore che farà passare la categoria dalla parte del torto. “La loro agitazione, infatti, è illegittima, dato che viola la regolamentazione del settore adottata dalla Commissione di garanzia secondo la quale non si possono fare scioperi in caso di avvenimenti eccezionali di particolare gravità come è, ovviamente, l’emergenza Covid che sta subendo il Paese”, ha concluso.

Lo sciopero però, spiegano i sindacati, si è reso necessario dopo che il governo si è rifiutato di concedere alla categoria i sostegni che sono stati invece riconosciuti ad altri settori. Sono quasi 100mila i cittadini che hanno trovato lavoro negli impianti di distribuzione dei carburanti e che ora rischiano di perdere la propria occupazione.

ilgiornale.it

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