La guardia giurata che girò il video di Danas rompe il silenzio: “I rom mi dissero che mi avrebbero tagliato la testa”

Dopo Chi l’ha Visto? è TeleLombardia a occuparsi della scomparsa di Denise Pipitone. Ad Iceberg è stato infatti accolto l’appello di Piera Maggio affinché non si spengano i riflettori sul caso che ha tenuto gli italiani con il fiato sospeso.

L’ultimo avvistamento credibile risale a circa un mese dopo (era il 2004) la sparizione della piccola siciliana, a Milano, da parte di una guardia giurata, Felice Grieco. “In quel video ci abbiamo creduto un po’ tutti, sin da subito avevamo avuto l’idea che Denise non fosse stata soppressa, non ci sono mai stati indizi in tal senso”, ha commentato l’avvocato di Piera, Giacomo Frazzitta, in collegamento.

E ancora sulla tesi che la piccola oggi ventenne possa essere in mano ai nomadi: “Denise data in mano a un gruppo di rom poteva essere un modo per occultarla, nasconderla, per farle fare una vita diversa e farla allontanare definitivamente dalla mamma”. Nel video diffuso dalla trasmissione di Federica Sciarelli e inviato dalla guardia giurata, una bambina molto somigliante a Denise è in compagnia di una rom che addirittura la chiama “Danas”.

Eppure per quel filmato Grieco ha ricevuto parecchi rimproveri, compreso dai suoi colleghi che lo invitavano “ad attenersi solo ed esclusivamente al nostro lavoro”. L’allora ispettore di polizia, Celeste Bruno, ha invece fornito un’altra versione asserendo: “Non vi fu alcuna restrizione” ma “fu necessario un filtro ad essere più attenti a cosa segnalavano”. Ma Grieco è intenzionato a proseguire, ricordando quanto accaduto i giorni successivi a quella segnalazione.

“Il 19 consegnai il CD con i filmati, vennero sul posto. Poi basta… Mesi dopo si è tornati a parlare. Mi fu sequestrato cellulare, pc, ebbi un mandato di perquisizione in casa, forse pensavano nascondessi qualcosa”. I ricordi della guardia giurata sono ancora nitidi: nei mesi successivi l’uomo fu poi chiamato sui posti a identificare delle persone, direttamente nei campi rom.

“Davanti ai carabinieri sono stato minacciato da alcuni rom, mi dissero che mi avrebbero tagliato la testa”. La pista rom rimane tutt’ora la più battuta. “Alle 13.30 di quel giorno – ha spiegato anche il legale sul giorno della tragedia – ci sono contatti con nomadi dell’est europeo con soggetti vicini alla storia, per cui che ci possa essere stato un contatto – ma parliamo di ipotesi – ci dà l’idea che potrebbe esserci stato un coinvolgimento“. Nulla di certo, ma la mamma della piccola Denise e il suo avvocato non rinunceranno neanche a questa pista pur di trovare la verità.

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