La favela rom nel parco giochi “Pure escrementi nelle casette”

Le tate arrivano nell’area giochi con il disinfettante e gli strofinacci. Li tirano fuori dal passeggino e si assicurano di aver pulito a dovere scivolo e altalena prima di farci salire i bambini.

“Qui è uno schifo”, si lamenta una di loro. “È sempre un disastro, è sporco e – prosegue – c’è gente che viene a bivaccare, troviamo di tutto, bottiglie, scarti”.

E non mancano neppure gli inconvenienti. “L’altro giorno mi sono seduta nella casetta con la bambina e mi sono ritrovata ricoperta di escrementi, non so se umani o di qualche animale, è veramente uno schifo”, si sfoga una ragazza sudamericana. Siamo a via Panama nel cuore dei Parioli, dove l’area giochi del parco di Villa Ada di notte si trasforma in bivacco.

Pochi metri oltre le giostre, coperto dalla vegetazione, infatti, c’è una vera e propria favela con baracche, indumenti lasciati ad asciugare sui rami, bracieri, pentole e cartoni di vino sparsi ovunque. Un accampamento in piena regola, dove vivranno almeno quattro o cinque persone. “Non sapevano ci fossero, non ho mai visto le baracche – continua la babysitter – ma di sicuro vengono qui a sporcare e questo non è giusto, questa è un’area riservata ai bambini”. “E poi con l’emergenza Covid – le fa eco una collega – è veramente da irresponsabili”.

Ma quello di via Panama non è l’unico accampamento che sfregia la villa dei Savoia. Il terzo parco più grande di Roma, dopo quello dell’Appia Antica e Villa Pamphili, ospita al suo interno un patrimonio di biodiversità e una serie di edifici neoclassici: il Tempio di Flora, le Scuderie Reali, la Villa Polissena. Quasi tutti, manco a dirlo, abbandonati al degrado e colonizzati da sbandati e clochard. Nelle stalle dell’ex impianto per l’ippoterapia qualcuno si è sistemato a vivere e ha chiuso il cancello con il lucchetto.

All’esterno suppellettili ed effetti personali testimoniano come la struttura sia diventata la dependance di un gruppo di senzatetto. Percorrendo un sentiero dal lato di via Ponte Salario ci si imbatte addirittura in una costruzione. Una “villetta” in legno con vista sul laghetto del parco. All’interno abita un uomo dell’Est Europa. “Chi siete? Chiamo la polizia”, ci intima accusandoci di volergli “attaccare il virus”. “Questa zona è Covid-free”, ripete come un mantra. È in stato confusionale e visibilmente alterato. Per questo decidiamo di allontanarci.

“Non vengo al parco quando fa buio, ho paura dei malintenzionati”, ci confessa una signora che sta portando a spasso il suo cagnolino. “Tra l’immondizia che straborda dai bidoni e gli accampamenti, ormai – denuncia – i Parioli sono irriconoscibili”. “Il degrado è sotto gli occhi di tutti”, denuncia Roberto Rizzo, dell’associazione sportiva Leprotti di Villa Ada, un gruppo di runner impegnato a denunciare i problemi del parco. “Ci sono diversi accampamenti nella villa, l’ultimo nato – ci spiega – è quello di via Panama, dove supponiamo si siano stanziati alcuni dei nomadi che sono stati sgomberati dal campo del Foro Italico, poco distante da qui”.

“Anche le antiche scuderie reali ormai sono state consegnate all’erosione del tempo, non è solo una questione di decoro, ma anche di sicurezza, quegli edifici cadono letteralmente a pezzi, è pericoloso – denuncia – anche solo avvicinarsi”. “Qui la manutenzione è praticamente assente”, è l’amara considerazione. “Basti pensare – sottolinea Rizzo – che nonostante denunce e segnalazioni non sono riusciti neppure a fare un’operazione banale come quella di ripristinare i bagni pubblici all’ingresso della villa”.

ilgiornale.it

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