“Io faccia a faccia con il Papa. Ecco perché vuole vaccinarsi”

Una telefonata poco prima di cena, una sera di qualche giorno fa: «Buonasera, sono Papa Francesco, sono disponibile a darti l’intervista».

Una chiamata improvvisa, senza filtri, senza troppi giri di parole, deciso a raccontare com’è iniziato il suo 2021 e com’è stato l’anno appena trascorso, spaziando anche su altri temi, dall’aborto alla politica, senza dimenticare le tensioni negli Stati Uniti e la crisi dovuta alla pandemia. Con un’attenzione particolare al tema dell’unità, nella Chiesa, nella politica, in ogni comunità di persone.
Il Pontefice argentino ci ha spalancato le porte della residenza Santa Marta, per registrare un lungo colloquio, di oltre 40 minuti, per il Tg5 che sarà trasmesso in versione integrale questa sera alle 20.40 su Canale 5.
Un sorriso e un caloroso benvenuto, sotto braccio il suo ultimo libro, il Messaggio della Pace, pubblicato lo scorso 1° gennaio, e una coroncina del rosario: i suoi regali per questo incontro speciale.
«Grazie Santo Padre», dico, «per aver accettato di fare questa intervista», «No», risponde in modo scherzoso, «grazie a te che ti sei disturbato a venire fin qui». E dopo essersi seduto in poltrona e qualche scambio sulle domande a cui ha deciso di rispondere, inizia l’intervista. «Si vaccinerà contro il Covid, Santo Padre?», chiedo con un filo di timore. Dopotutto è uno dei temi del momento. «Ma certo, qui iniziamo le vaccinazioni la prossima settimana e io mi sono prenotato, si deve fare», dice con grande sicurezza, «credo che eticamente tutti debbano fare il vaccino, è un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri». Del resto lo ha ribadito in più occasioni, anche nel corso dell’Urbi et Orbi di Natale, chiarendo che i vaccini posso essere una speranza se sono per tutti, se si guarderà anche ai più bisognosi, se ci sarà cooperazione e non concorrenza. E nel colloquio ricorda anche la sua esperienza personale, in Argentina: «Quando ero bambino ricordo che c’è stata la crisi della poliomelite», racconta, «e tanti bambini sono rimasti paralitici per questo e c’era la disperazione per fare il vaccino. Quando è uscito te lo davano con lo zucchero e c’erano tante mamme disperate Quindi noi siamo cresciuti all’ombra dei vaccini, come quello per il morbillo e per tante altre malattie. Adesso», aggiunge un po’ contrariato, «non so perché qualcuno dica: no, il vaccino è pericoloso. Ma se te lo presentano i medici come una cosa che può andare bene, che non ha dei pericoli speciali, perché non prenderlo? C’è un negazionismo suicida che io non saprei spiegare, ma oggi si deve prendere il vaccino».
Francesco continua a raccontare la sua vita, la sua fede, la sua quotidianità, «ingabbiato» come ha ripetuto più volte tra le mura vaticane a causa del lockdown, lamentandosi di chi ha usato potere e soldi per andare in vacanza durante l’emergenza sanitaria, parlando della necessità di ritrovarsi fratelli, di sentirsi un’unica casa comune, invocando vicinanza, verso i più deboli, verso i nuovi poveri del Covid, invocando collaborazione in questo momento così difficile.
«Ci sono delle immagini che sono arrivate dagli Stati Uniti che hanno colpito tutti, ha saputo?», chiedo, facendo riferimento ai disordini di Washington e a pochi giorni dall’assalto dei sostenitori di Donald Trump a Capitol Hill che hanno causato morti e feriti: «Sono rimasto stupito sapendo di questi disordini con un popolo così disciplinato», commenta a caldo, «La violenza non è mai accettabile, questo movimento va condannato, prescindendo dalle persone. Come vedi, anche nella realtà più matura c’è sempre qualcosa che non va, qualcosa che prende una strada contro la comunità, contro la democrazia, contro il bene comune. Ma ringrazio Dio», aggiunge, «che si sia potuto porre rimedio. Nessun popolo può vantarsi di non aver avuto un giorno un caso di violenza, succede nella storia, dobbiamo capire bene per non ripetere e imparare invece dalla storia. Dobbiamo imparare che i gruppi para-regolari, che non sono ben inseriti nella società, prima o poi faranno queste azioni di violenza».

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