Investì e uccise un uomo: 30enne suicida per il rimorso

Non si era mai perdonata. Non era mai riuscita a superare il dolore e il rimorso di aver travolto e ucciso un uomo. Così Giulia, 30 anni, nata a Dolo ma residente a Perarolo di Vigonza, in provincia di Padova, due giorni fa si è tolta la vita gettandosi sotto un treno dell’Alta Velocità.

Ha atteso e atteso, ha contato i minuti, i giorni, i mesi, sperando prima o poi di riuscire a voltare pagina, pregando perché quel macigno che le premeva sullo stomaco un giorno divenisse più leggero. Ma ogni attimo diventava più insopportabile, fino a quando ha capito di non essere più in grado di conviverci e ha preso la sua decisione. Giulia si sentiva colpevole, perché aveva investito un padre di famiglia a Ponte di Brenta. Quel maledetto 5 luglio stava guidando la sua macchina per andare verso il centro di Padova, quando ha perso il controllo ed è finita contro un’auto, che ne ha presa un’altra. Quella carambola di macchine ha ucciso Valerio Nigrelli, 62 anni, che in quel momento viaggiava con il suo scooter in senso opposto. Un marito, un padre.

La donna era stata arrestata perché, dopo essere stata sottoposta ai test di rito, era emersa la presenza di cocaina e benzodiazepine nel sangue. La vicenda giudiziaria l’aveva vista colpevole e alla fine a Giulia era stata ritirata la patente per 30 anni e il giudice aveva deciso che ne avrebbe scontati quattro ai servizi sociali. Ma chi l’ha conosciuta, le sue amicizie, i suoi affetti spiegano che quello per lei era stato il minore dei mali. Era diventata fragile ed era in cura al Serd di Camposampiero. Quello che involontariamente aveva fatto non lo aveva mai superato e quel senso di colpa alla fine l’ha annientata. Dopo quell’incidente aveva trovato il coraggio di scrivere una lettera ai familiari di Valerio Negrelli, per chiedere scusa.

«L’abbiamo perdonata racconta Guido, il figlio di Valerio, al Corriere della Sera certo ci abbiamo messo un po’ ma avevamo capito, ci dispiace tantissimo per questa tragedia». Ma lei ha smesso di volersi bene. Così lunedì alle 18 ha atteso che sui binari passasse un treno dell’Alta velocità Frecciarossa e si è fatta travolgere nei pressi della stazione di Busa. Inizialmente la polizia ferroviaria ha effettuato i rilievi per capire la dinamica, ma poi è stato evidente che quel gesto, l’ultimo, disperato, era l punizione che Giulia si era voluta infliggere.

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