Inchiesta sui minori in affido a Massa Carrara. “Bimbi affamati e schiacciati a terra per punizione…”

Un’inchiesta sulla gestione dell’accoglienza dei minori e delle famiglie disagiate nella provincia di Massa Carrara ha portato all’arresto di otto persone, fra cui il sindaco di Villafranca in Lunigiana, Filippo Bellesi; l’ex giudice onorario presso il tribunale per i minori di Firenze Rosa Russo; Marino Petracci, consigliere comunale di Montignoso; Alessio Zoppi, Enrico Benassi e Tamara Pucciarelli, gestori della cooperativa Serinper, società che gestisce strutture protette per l’accoglienza di minori e nuclei familiari disagiati. Secondo le accuse gli amministratori pubblici avrebbero chiuso un occhio sulla gestione della cooperativa, permettendole di inserire nelle proprie strutture più minori di quanti poteva accoglierne.

Dalle indagini dei carabinieri sarebbe emerso un “collaudato sistema posto in essere dai dirigenti della cooperativa Serinper, società che gestisce un elevato numero di strutture protette per l’accoglienza di minori e nuclei familiari disagiati, basato sulla metodica assunzione di parenti e amici di funzionari pubblici, tra cui quelli addetti al controllo del settore, e di coloro che, per qualche ragione, erano reputati utili alla causa”. Questa condotta “oltre a creare una commistione tra controllore e controllato”, avrebbe permesso “ai dirigenti della Serinper di ottenere numerosi vantaggi, come l’accumulo di ingenti profitti economici attraverso l’inserimento di utenti all’interno delle strutture in numero notevolmente superiore a quello consentito per legge”, nonché “dalla sistematica elusione dell’osservanza degli obblighi contrattuali stipulati con i vari enti della pubblica amministrazione”.

Dall’inchiesta emergerebbero anche abusi e violenze fisiche e psicologiche sui bambini e le giovani mamme. Si parla di poco cibo (e scadente), farmaci per ridurre pianti e lamenti, e un meccanismo di solidarietà attraverso cui gli ospiti di una struttura, nel paesino di Caglieglia (meno di 100 abitanti), riuscivano a sopravvivere, grazie agli aiuti che, di nascosto, ricevevano dai vicini di casa. Perché chi viveva accanto alla struttura gestita dalla cooperativa vedeva ogni giorno quei bambini affamati e, avendo buon cuore, cercava di aiutarli in ogni modo. Di nascosto, però, per evitare che potessero essere puniti.

A Caglieglia, sulle Alpi Apuane, la cooperativa aveva aperto una delle prime case di accoglienza, con piccoli provenienti da tutto il mondo e anche alcune madri. Tutti con un passato difficile alle spalle. I bimbi, alcuni di soli sei o sette anni, andavano a bussare dai vicini di casa per chiedere qualcosa da mangiare. La spesa, come racconta al Tirreno una vicina, veniva portata loro una volta a settimana e lasciata fuori dalla porta. “La fame di queste creature – dice al quotidiano toscano la signora Augusta Ciuffi – è stata una delle cose che più mi ha rattristato; bambini che non avevano mai assaggiato la cioccolata, che non avevano mai visto una torta; tre biscotti contati a testa e un bicchiere di latte per colazione; cinque fette di tacchino da dividere anche in otto persone; latte intero anche per una neonata di otto mesi…”. Gli abitanti e il parroco di quel piccolo paesino si diedero sempre da fare, anche per aiutare i bimbi a scuola, nel giorno dei loro compleanni o a Natale, per far vivere anche a loro un po’ di spirito di festa.

C’è chi racconta anche di punizioni fisiche (nell’ordinanza si parla di misure di contenimento) con alcuni ospiti costretti a tenere le mani dietro la schiena e posti sotto il peso di un ginocchio tra il collo e le scapole, quasi fossero dei delinquenti arrestati dalla polizia. Tutto questo per farli tacere, porre fine ai pianti alle proteste o ai lamenti. Questi e molti altri brutti episodi furono denunciati e segnalati, più di una volta. Poi la procura ha iniziato a indagare, scavando sempre più in profondità, fino agli arresti dei giorni scorsi.

larno.ilgiornale.it

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