“In carcere”. Gabriele Paolini, la sentenza definitiva sul disturbatore tv: “Sono disperato”

Gabriele Paolini è noto per essere il disturbatore della tv: prende di mira i giornalisti durante le loro dirette e piomba loro alle spalle per lanciare imbarazzanti messaggi su fantomatiche campagne politico-sessuali. Con le sue incursioni è anche riuscito a produrre una sorta di mini documentario in cui ha inserito una carrellata di comparsate collezionate durante dirette in esterni di tg e programmi televisivi, tra offerte di preservativi, invettive contro i politici e proteste in mutande con tanto di megafono.

gabriele paolini condanna

I proventi derivanti dalla vendita di questo film avrebbero dovuto portare fondi a una Onlus che si occupava della tutela dei bambini e la lotta contro la pedofilia. Sono entrate di diritto nella storia della tv le litigate (spesso sfociate in denunce per interruzione di pubblico servizio) con alcuni giornalisti. Uno su tutti: Paolo Frajese del Tg1 che arrivò a inseguirlo per prenderlo a calci nel sedere nel 1998.

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Ora per Gabriele Paolini arriva una condanna definitiva a 5 anni di reclusione. I fatti risalgono al 2013 quando il noto disturbatore era stato condannato per avere avuto rapporti sessuali con tre minorenni in cambio di denaro e regali. Le accuse a suo carico erano induzione alla prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale. Quattro italiani e uno romeno, secondo la Procura, i ragazzini che avrebbero subito abusi. I cinque vennero adescati dall’uomo tramite internet e filmati in alcuni video fatti in un garage, teatro degli incontri incriminati.

Nell’ordinanza di arresto il gip scriveva che il disturbatore televisivo ha messo in atto nei confronti dei ragazzini un “insistente tentativo di persuasione, pur a fronte delle palesi resistenze oppostegli, con modalità espressive di reiterata e collaudata tecnica di induzione”. Secondo l’accusa Paolini li avrebbe adescati in chat, plagiati e vinto le loro resistenze dopo averli convinti ad avere rapporti sessuali con lui a pagamento. Non solo. Secondo quanto ricostruito dalla Procura l’imputato, per superare le resistenze delle sue giovani vittime, ha nei loro confronti corrisposto somme di denaro convincendoli anche a filmare i rapporti.

Per questa vicenda, nel novembre del 2013, Paolini finì nel carcere di Regina Coeli per qualche mese. La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Roma e ha condannato Paolini a 5 anni di reclusione. “Il mio avvocato mi ha informato della decisione dei supremi giudici – ha detto Paolini rendendo nota la sentenza – sono disperato. Vorrei non fosse finita così. Nelle prossime ore mi andrò a costituire all’Autorità di polizia”.

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