Il nuovo governo (abusivo) rischia di saltare, Renzi chiede la testa di Bonafede, Speranza, Gualtieri e Catalfo

Attorno alle 14.30 arriva una sorta di ‘bomba termonucleare’, ovviamente politica, da fonti qualificate della maggioranza. Le ultimissime che arrivano dal cuore della difficile trattativa per tentare di formare il nuovo governo, con il lavoro certosino ed estenuante dell’esploratore Roberto Fico, rivelano le condizioni, pensantissime, con le quali Matteo Renzi accetterebbe il Conte ter. Condizioni che fanno rima con quella profonda discontinuità chiesta fin dall’inizio della crisi dal leader di Italia Viva.

Sono quattro i nomi dei ministri che devono, secondo l’ex premier ed ex segretario del Pd, saltare: Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia blindato proprio stamattina dal leader Dem Nicola Zingaretti dopo le parole di ieri del numero uno di Confindustria Carlo Bonomi; Alfonso Bonafede, capodelegazione del Movimento 5 Stelle nel governo dimissionario e controverso ministro della Giustizia; Nunzia Catalfo, grillina alla guida del dicastero del Lavoro, ovvero custode del reddito di cittadinanza, riforma bandiera dei grillini; Roberto Speranza, ministro della Salute e unico rappresentante di Liberi e Uguali nell’esecutivo dimissionario.

Non solo, Renzi vuole anche l’uscita di Paola Micheli con lo sdoppiamento del Mit, ministero dei Trasporti e delle Infrastruttore, con la nomina, probabilmente alle Infrastruttore, della sua fedelissima Maria Elena Boschi. Altre fonti, poi, parlano anche della richiesta del leader di Italia Viva di sostituire il commissario all’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri.

Un vero e proprio terremoto, insomma, che farebbe di Renzi il vero vincitore nonostante la nascita del Conte ter. L’ex presidente del Consiglio, spiegano le fonti, chiede discontinuità nei dicasteri chiave che potrebbero anche restare agli attuali partiti, ma con un cambiamento nei nomi dei ministri. Al momento Pd e M5S fanno muro e resistono di fronte a queste richieste dirompenti e potenzialmente devastanti.

Nei gruppi parlamentari della maggioranza cresce il pressing su Renzi e Italia Viva affinché ammorbidisca le posizioni altrimenti il rischio concreto è che salti tutto. E a quel punto, visti i veti incrociati verso un governo istituzionale e del Presidente, l’ipotesi più accreditata è quella di un esecutivo del Presidente che porti il Paese al voto a giugno dopo aver votato in Parlamento i decreti urgenti, dai Ristori alla scuola passando per i vaccini.

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