Il governo “scafista” vuole impedire le espulsioni dei clandestini: la corsa per cancellare i decreti Salvini

Di Alessandra Benignetti – Nonostante gli impegni sul fronte della gestione dell’emergenza sanitaria e della crisi prodotta dal Covid, il governo vuole chiudere il prima possibile la partita sul nuovo dl sicurezza. Mercoledì notte si è concluso l’esame in commissione Affari Costituzionali alla Camera e il provvedimento dovrebbe approdare in aula nella giornata di oggi. L’esecutivo è deciso a porre la questione di fiducia sull’approvazione del pacchetto di misure che segnano un taglio netto con il passato salviniano. Ma l’opposizione già parla di “forzatura”.

“I decreti devono essere convertiti in legge entro sessanta giorni, questo qui è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 ottobre, subito dopo le ultime amministrative, ma è stato inviato al presidente della Repubblica soltanto il 22”, spiega al Giornale.it Igor Iezzi, capogruppo della Lega in commissione Affari Costituzionali. “Il governo – prosegue – ha perso due settimane di tempo per discutere questioni relative al bilancio e a farne le spese è stato il dibattito sugli emendamenti che è stato contingentato dopo solo otto ore di discussione, per permettere di approvare il decreto in fretta e furia nei prossimi giorni”.

Il risultato, accusano i leghisti, è che il nuovo decreto approderà in aula “senza nemmeno aver concluso l’esame degli emendamenti”. Eppure sono molti i punti controversi del decreto, a partire dall’introduzione del nuovo “sistema di accoglienza e integrazione” (Sai), in cui saranno inseriti oltre ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati, anche i richiedenti asilo. “Se le statistiche ci dicono che l’80 per cento delle domande di asilo vengono rigettate, mi dica lei che senso ha garantire corsi di lingua, formazione, orientamento al lavoro a persone che dovranno essere espulse?”, osserva Iezzi. “Questo dimostra che il punto – continua il leghista – non sono tanto i destinatari, ma garantire che quei servizi vengano erogati, il che significa ripristinare la mangiatoia per il mondo dell’associazionismo e del terzo settore legato a doppio filo alla sinistra al governo”.

Poi c’è il nodo delle espulsioni, che già sono al palo e che con il nuovo decreto potrebbero diventare sempre più difficili. Ad introdurre la possibilità per uno straniero formalmente espulso di ripresentare domanda per restare in Italia è un emendamento presentato dalla ex presidente della Camera, Laura Boldrini. La stessa deputata Dem ha anche chiesto ed ottenuto l’approvazione di un altro emendamento che vieta le espulsioni per i migranti perseguitati nel Paese d’origine per il loro orientamento sessuale.

 

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