I verbali choc del killer: “Avevo già provato ad ammazzare Chiara”

«Avevo già provato l’impulso fortissimo di uccidere Chiara pochi giorni fa, ma avevo desistito, visto che erano presenti altre persone. Ho fatto davvero fatica a trattenermi, ma quell’idea mi è rimasta in testa perché avevo promesso al demone di agire sul serio, sperando mi lasciasse in pace per un po’».

Chiara Gualzetti già una volta si era salvata senza saperlo dalla furia dell’amico, che gli piaceva tanto e che, giocando sull’attrazione che lei provava, domenica l’ha attirata in trappola e l’ha finita a coltellate a Monteveglio, a un chilometro Valsamoggia, dove la vittima viveva. Ai carabinieri ha raccontato che quel pensiero non l’aveva abbandonato. «Se morissi non mancherei a nessuno», gli scriveva lei per metterlo alla prova, sperando di sentirsi dire il contrario.

Lui, il classico «bello e maledetto» come lo vedevano in molti, aveva fatto perdere la testa all’amica, che spesso cercava per fare due chiacchiere, quando aspettava il pullman lì a Monteveglio. Ma sentiva di volerla uccidere. Ai carabinieri di Bologna Borgo Panigale, coordinati dal capitano Riccardo Angeletti, ha detto che aveva «sete di sangue» e a spingerlo era «quell’entità che poteva vedere e sentire già dall’età di 12 anni». «Domenica ucciderò una ragazza», aveva annunciato a un parente, senza essere preso sul serio. Invece alle 9 di domenica è andato da Chiara.

«Abbiamo parlato dieci minuti, poi l’ho convinta a salire sulla collina – ha confessato con freddezza – e lì l’ho invitata a girarsi, fingendo che avessi un regalo e volessi farle una sorpresa. Le ho dato un paio di coltellate, tenendole la mano sulla bocca per non farla urlare. Ma lei ha iniziato a singhiozzare. Allora l’ho presa a calci in faccia fino a quando non è morta. Ricordo che non voleva morire e mi sono stupito di quanto fosse resistente il corpo umano».

«Ho ucciso Chiara», ha poi scritto a un’amica lunedì, mentre la famiglia della 15enne e tutta Valsamoggia e Monteveglio la cercavano senza sosta. Ma quei messaggi, che ha poi cancellato, erano già stati letti dagli investigatori, ai quali papà Vincenzo aveva fornito la password Instagram della figlia. Chiara ha provato inutilmente a salvarsi, come dimostra la ciocca di capelli del carnefice che stringeva nella mano. Ieri il gip del tribunale dei Minorenni ha convalidato il fermo del sedicenne, che dovrà rispondere di omicidio premeditato. «Sono ancora in una bolla, sono spaventata e confusa.

Non ho parole per quanto avvenuto», ha detto ieri la mamma dell’indagato uscendo dal carcere del Pratello. Poi ha nascosto il volto con un foglio di carta, per celare gli occhi lucidi. I genitori di Chiara, invece, non hanno più lacrime. Domani verrà effettuata l’autopsia e Giovanni Annunziata, l’avvocato della famiglia Gualzetti ha chiesto che partecipi un medico legale e un anatomopatologo oltre ai periti del pm per dimostrare la «ferocia e l’efferatezza del killer». Il legale non si opporrà alla perizia psichiatrica sull’arrestato, perché la premeditazione è evidente. «Dalla ricostruzione degli eventi – sottolinea Annunziata – una persona che ha la lucidità di cancellare le chat, tornare a casa, rispondere al cellulare come se nulla fosse accaduto è poco compatibile con la follia».

 

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