“Hanno taciuto per tre mesi…”. Il virus mutato e i sospetti su Londra

Sembra un brutto film già visto. Prima l’allarme: identificata a Londra una variante più contagiosa del Covid-19. Quindi, la decisione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio di chiudere tutti i voli provenienti dall’Inghilterra (ma solo quelli provenienti dall’Inghilterra e non quelli in arrivo dall’Olanda e dalla Danimarca nonostante ne sia certa la circolazione in quei Paesi).

Poi la doccia fredda (dopo pochissime ore): la mutazione è già presente in Italia, i medici dell’ospedale militare del Celio hanno sequenziato il genoma della nuova versione in una paziente. Infine il solito dibattito tra virologi che si dividono tra chi crede che non inciderà sull’efficacia del vaccino e chi invece teme che potrebbe metterlo a rischio.

La nuova variante del Covid-19

Questa mattina, intervenuto a Buongiorno su SkyTg24, il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, si è congratulato con il governo per aver sbarrato la strada ai voli inglesi “in modo straordinariamente tempestivo”. Ma è stato davvero così? La decisione, come sappiamo, è arrivata ieri pomeriggio dopo che nelle ultime ore Boris Johnson aveva optato per un nuovo lockdown totale al fine di frenare la nuova variante del Covid-19. “Non è possibile ignorare la velocità di trasmissione della nuova variante – aveva spiegato il primo ministro – quando il virus cambia il suo metodo di attacco, dobbiamo cambiare il nostro metodo di difesa”. Che in Inghilterra circolasse una nuova forma di coronavirus molto più aggressiva, lo si sapeva almeno dai primi di dicembre. Lo scorso 14 dicembre il segretario alla Salute Matt Hancock aveva ammesso che già una sessantina di autorità locali avevano registrato infezioni da Covid-19 causate da questa nuova variante. Non solo. In quell’occasione Hancock aveva anche fatto sapere che non solo gli scienziati del laboratorio di Porton Down si erano già messi a fare nuovi, dettagliati studi ma che il dossier era stato inviato in modo tempestivo all’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Interrogato sull’argomento lo stesso giorno, durante una conferenza stampa a Ginevra, Mike Ryan, capo delle operazioni di emergenza dell’Oms, aveva messo le mani avanti spiegando che “sono state segnalate molte varianti diverse di coronavirus”. Quella inglese, quindi, era solo una in più da monitorare. “Ora la questione è – puntualizzava Ryan in quelle ore – è diffusa a livello internazionale? Rende il virus più serio? Interferisce con farmaci e vaccini? Al momento non abbiamo informazioni in questo senso – concludeva – dunque è importante studiare questa variante, per capire se è significativa”.

 

 

I silenzi di Boris Johnson

La notizia era circolata anche sulla stampa italiana. Il 14 dicembre ne aveva dato conto anche ilGiornale.it spiegando che l’area maggiormente colpita era quella del Sud-Est (due giorni dopo verrà infatti sottoposta a restrizioni più rigide, quelle di livello 3) e che aveva contagiato almeno un migliaio di persone. “Ad oggi non ci sono prove che si comporti in modo diverso dalle altre già note”, spiegava Maria Van Kerkhove dell’Oms rassicurando che la pratica era stata affidata al Virus Evolution Working Group all’interno del più ampio studio delle mutazioni scoperte nei visoni in diverse parti del mondo. Capitolo chiuso. Fino al 19 dicembre quando Johnson aveva indetto una riunione d’emergenza con il suo gabinetto. A preoccuparlo erano state le conclusioni a cui era giunto il New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (Nervtag) dopo aver analizzato i dati dei modelli preliminari della nuova variante e i tassi di incidenza in rapido aumento nel Sud-Est. Le misure erano state immediatamente alzate dal “livello 3” a “livello 4”, prevedendo una “zona super-rossa” per limitare anche le riunioni di famiglia. Da quel momento la notizia ha ripreso a circolare anche sulla stampa italiana e a suscitare un qualche interesse del governo Conte. Quello che, però, Johnson non ha detto in quella riunione d’urgenza è che, come rivelato da Walter Ricciardi in una intervista al Messaggero, era a conoscenza di questa minaccia da almeno tre mesi. “Ciò che mi fa arrabbiare è che gli inglesi sapevano già da settembre che era in circolazione questa variante”, denuncia il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza. “Hanno taciuto, non ci hanno avvertito…”Secondo il virologo Andrea Crisanti, la versione britannica del Covid-19 “è apparsa in Spagna” la scorsa estate e “da lì, probabilmente a causa dei flussi turistici, si è spostata in Gran Bretagna”. Nessuno, però, ancora sa dirci perché si è diffusa in modo diverso.

Le misure tardive dell’Italia

In Europa il primo Stato a sospendere i voli dall’Inghilterra è stato l’Olanda. La decisione è arrivata sabato mattina. Nelle stesse ore il Belgio faceva lo stesso fermando anche i collegamenti ferroviari con la Gran Bretagna. Era però già tardi: oltre che nel Regno Unito la variante ormai circolava in Australia, Danimarca e Olanda. Per questo quando ieri mattina Di Maio ha deciso di sospendere solo i voli provenienti dall’Inghilterra, la misura è apparsa tardiva e inutile. Esattamente come era stato quando lo scorso gennaio aveva deciso di bloccare gli aerei provenienti da Wuhan senza pensare, come ricostruito nel Libro nero del coronavirus (clicca qui), che i cittadini cinesi potessero fare scalo in altri Paesi e quindi arrivare in Italia in altro modo. “Chiudere i voli con il Regno Unito è una buona mossa se lo fanno tutti gli altri Paesi – fa, infatti, notare Ricciardi nell’intervista al Messaggero – se lo fa solo uno non serve, bisogna farlo in tutta Europa”. Non solo. Scoperto già il primo paziente contagiato dalla variante inglese viene da chiedersi quante possano essere le persone già arrivate in Italia dai Paesi indicati dall’Oms come luoghi di incubazione del Covid 19 “mutato”. Secondo una stima del Giornale, abbiamo a che fare con circa 45mila possibili “untori”. Non pochi vista la velocità con cui si diffonde il nuovo virus.

 

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