Ha sconfitto il cancro a 3 anni ​e realizza il sogno da poliziotto

“Mamma io sono forte e voglio sconfiggere i cattivi”. Davide, scricciolo di appena tre anni, con questa frase si è fatto forza e ne ha data alla sua mamma, mentre per sette lunghi mesi ha lottato contro un rabdomiosarcoma, tumore raro che colpisce i tessuti molli.

Dopo lunghi cicli di chemio e radioterapia, biopsia e intervento chirurgico, il piccolo grande Davide ha vinto la sua malattia e ha deciso di lasciare l’ospedale Pausillipon da eroe: indossando la divisa da poliziotto.

“Me lo ha chiesto durante il penultimo ricovero – racconta la sua mamma a IlGiornale.it – sentiva parlare della festa che solitamente si organizza per bimbi e adolescenti al termine dei protocolli di cura e in quell’occasione mi disse che avrebbe voluto lasciare l’ospedale vestito da poliziotto. Mi sono immediatamente attivata per cercare un costume”.

Trovato il costume da poliziotto e mostrato al piccolo, lui avanza un’altra richiesta. Va bene vestirsi da agente, ma serve di più: “mi ha detto ‘mamma, io voglio ‘ninò’. E per ‘ninò’ lui intendeva le sirene della Polizia. Non sapevo cosa rispondergli, la vedevo come una cosa difficile da realizzare”.

Illustrata la richiesta di Davide alle psicologhe e musicoterapiste presenti in reparto, con l’ausilio della Fondazione Santobono Pausilipon, si sono attivati tutti per realizzare il sogno di Davide. Lo scopo dell’associazione era quello di regalare un sorriso al piccolo e ci sono riusciti.

Il Questore di Napoli Alessandro Giuliano ha immediatamente supportato l’iniziativa, alla quale hanno pensato nei minimi dettagli la dirigente dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico dottoressa Francesca Fava e il dottor Giuseppe Fusco, funzionario dello stesso ufficio.

“Avendo la certezza della presenza della polizia all’esterno dell’ospedale – racconta la mamma – prendevamo in giro Davide dicendogli che la Polizia non poteva venire a prenderlo”

Ed è così, che quando ormai Davide non ci sperava più, all’esterno dell’ospedale trova ad attenderlo due volanti e un picchetto d’onore.

“Inizialmente il bimbo era timido e meravigliato – racconta a IlGiornale.it la dottoressa Francesca Fava – lo abbiamo avvicinato e dopo qualche minuto si è subito sciolto e ha iniziato letteralmente a saltellare per la gioia. Non si riesce a descrivere l’emozione che abbiamo provato quando lo abbiamo visto fare i salti di gioia”.

Hanno la voce rotta dall’emozione in Questura a Napoli, mentre ripercorrono i momenti di quella giornata insieme al piccolo Davide. In particolare il funzionario Giuseppe Fusco, colui che ha “viaggiato” con il bimbo all’interno della Volante fino a casa, spiegandogli il funzionamento della macchina, della radio e il meccanismo di accensione del lampeggiante.

“Gli ho insegnato a parlare via radio – dice Fusco a IlGiornale.it – la centrale operativa lo ha salutato e, man mano, sono arrivati anche i saluti dalle volanti dislocate sul territorio che in quel momento non erano impegnate in interventi. All’inizio ha mostrato timidezza anche con la radio, successivamente però, abbiamo provato una grande tenerezza quando anche lui ha risposto via radio con un ciao”.

La Questura di Napoli non si aspettava tanto clamore per un gesto per loro così naturale: “ci è stato richiesto, lo abbiamo fatto con naturalezza, bisognava donare un sorriso a un bambino, la polizia è anche questo – dice la dottoressa Fava – essere tra la gente, con la gente. Fare del bene fa parte del nostro lavoro”.

Davide alla sua tenera età ha già dimostrato tenacia e coraggio. Ha risposto alle terapie sempre in maniera positiva, anche quando la chemio dava i suoi effetti collaterali, lui tranquillizzava la sua mamma dicendole di stare bene, di essere forte.

“Ha voluto terminare il suo percorso ospedaliero così come lo ha iniziato – racconta la mamma – quando in ospedale ci arrivò la diagnosi di un tumore, fummo tutti travolti dallo sconforto. Una volante della polizia notando il momento critico, decise di distrarre Davide invitandolo a salire sulla macchina. Per tutti i sette mesi successivi Davide non mi ha chiesto nulla: né di quel momento, né della sua casa o delle sue cose. Sembrava aver capito la situazione ed era determinato a uscirne vincente”.

Davide ne è uscito vincente e ha voluto farlo, come ci ha raccontato la sua mamma, con la stessa immagine, vivendo pienamente la gioia di salire su di una volante della Polizia e farsi cullare da quel ‘ninò’ di cui oggi parla con un sorrisone e gli occhi che sognano.

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