Green pass, dai treni alle metro, dagli eventi alle discoteche: quando servirà, quando no

Green pass sì, green pass no. In Italia prende sempre più piede l’idea di applicare “alla francese” la certificazione verde, ammorbidendo però alcune delle decisioni prese oltralpe dal presidente Emmanuel Macron. 

Come spiegato da Today.it, nei prossimi giorni il governo italiano potrebbe preparare un decreto per stabilire i limiti entro cui il green pass diventerebbe necessario. Le prime idee sono già sul tavolo: sì alla certificazione obbligatoria per accedere ai mezzi di trasporto a lunga percorrenza, stadi, concerti, palestre e discoteche, no invece per bar e ristoranti, a differenza della Francia. 

Le linee guida del provvedimento saranno discusse nella prossima cabina di regia, prevista per l’inizio della prossima settimana. Entro fine mese poi il decreto. In ogni caso il green pass sì otterrà sempre allo stesso modo: con la vaccinazione, con un tampone negativo delle 48 ore precedenti o con un certificato di avvenuta guarigione dal covid, che vale per sei mesi.

Quando servirà il green pass

La certificazione verde, stando alle prime idee, potrebbe quindi diventare necessaria per viaggiare sui treni a lunga percorrenza e in aereo, ma non per il trasporto pubblico: per bus e metropolitane dovrebbero rimanere in vigore le attuali regole se non si troverà una soluzione alternativa. 

Il confronto nel governo è soprattutto sul green pass per i ristoranti al chiuso, ma qualora ci si trovasse di fronte a una risalita dei contagi la misura potrebbe entrare in vigore per garantire alle attività di poter continuare a lavorare. Il green pass potrebbe essere necessario per far entrare più persone a stadi, concerti e altri raduni, nell’ottica di raggiungere la capienza al 100%, come pure per i ricevimenti dopo le cerimonie civili e religiose. I controlli in questi casi sarebbero affidati alle forze dell’ordine.

Tra i provvedimenti allo studio anche l’ipotesi di riservare – almeno per alcune attività – l’utilizzo del green pass solo dopo aver fatto la seconda dose, in linea con l’Unione europea. L’idea è che un utilizzo diffuso della certificazione potrebbe evitare il ricorso a misure più restrittive, oltre che – come accaduto in Francia – convincere i più giovani, e gli indecisi, a vaccinarsi. 

Il dibattito lombardo sul green pass

Mentre il governo cerca la quadra, in Lombardia va in scena il confronto tra comune e regione, con il Pirellone che sull’argomento non appare troppo compatto.

Il primo a schierarsi era stato il sindaco di Milano, Beppe Sala. “A me non dispiace”, aveva detto mercoledì a margine di ForestaMi, iniziativa organizzata alla Triennale. “Tutto sommato alla fine vedete che anche Macron l’ha proposto e in un giorno ci sono state un milione di iscrizioni”, aveva aggiunto. Insomma, per il primo cittadino “dobbiamo anche un po’ forzare chi non si vuole vaccinare a farlo e questo per il bene di tutti”.

Nelle stesse ore, dopo quella che era sembrata un’apertura, era arrivato invece lo stop del governatore Attilio Fontana. “Io non ho detto che si debba incentivare il green pass, ma il contrario” e cioè “che nelle situazioni in cui è stato disposto l’utilizzo del green pass stavamo aspettando che il Garante si esprimesse sulle limitazioni”, le parole del presidente lombardo. E ancora: “Laddove è stato previsto siamo nelle condizioni di poterlo applicare perché la nostra campagna vaccinale è andata molto bene. Non è che io chieda l’utilizzo del green pass per andare al ristorante”, aveva ripetuto. “Ci sono alcune attività per quali è richiesto l’utilizzo del green pass – aveva aggiunto -, ma ci sono dei conflitti a livello di Garante della privacy. Non in più, ma dove è già previsto. In questo momento non ce n’è bisogno, anche perché la campagna vaccinale sta andando molto bene e non abbiamo necessità di usare misure come quelle francesi per incentivarlo”.

Finita? Neanche per sogno. Giovedì è stato il giorno di un altro confronto. E ancora tra gli stessi attori. Così, mentre Beppe Sala chiedeva di “fare in fretta”, Fontana – dalla stessa sala della Triennale, a pochi metri dal “rivale” – spiegava che è un “discorso inutile”, assicurando che i “numeri non giustificano questa misura e semmai bisognerà rivedere i parametri per valutare lo stato dell’emergenza Covid nelle varie regioni”.

Proprio giovedì, però, alla “lotta” si è aggiunta una nuova protagonista, l’assessore al welfare di regione Lombardia, Letizia Moratti, che è la “seconda” di Fontana. E che, evidentemente, ha idee diverse dal collega di giunta. “Siamo impegnati a garantire la sicurezza dei cittadini con ogni strumento – ha detto la vicepresidente rispondendo ai microfoni del TgR Lombardia sull’utilizzo ‘alla francese’ del green pass -. Quindi qualsiasi strumento che serva a garantire la sicurezza ai cittadini, secondo noi è positivo”.

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