“Eitan Il bambino scampato alla strage  del Mottarone è stato rapito”.  La procura apre un’inchiesta

Non si è ancora spenta l’eco della strage del Mottarone. Il 23 maggio 2021 sulla funivia Stresa-Alpino-Mottarone la fune traente dell’impianto ha ceduto, provocando la caduta a valle della cabina. Al suo interno c’erano 15 persone, sono morti tutti tranne Eitan Biran. Oggi si torna a parlare di quella triste giornata per un fatto che riguarda proprio il bambino sopravvissuto di sei anni. Eitan è stato portato dall’Italia in Israele dai nonni materni.

Il fatto è avvenuto senza il consenso della zia Aya Biran Nirko, che ne è la tutrice legale. Quest’ultima ha presentato una denuncia per rapimento alle autorità italiane. In queste ore anche la zia materna Gali Peleg ha rilasciato delle dichiarazioni: “Parlo solo per chiarire che abbiamo agito per il bene di Eitan. Eitan – ha aggiunto – ha urlato di emozione quando ci ha visto ed ha detto ‘finalmente sono in Israele’”.

Il giudice aveva affidato il piccolo Eitan alla zia Aya, ma il nonno materno lo ha portato in Israele. La zia materna ha dichiarato: “Non ha cessato di emozionarsi – ha spiegato – e di dire che noi siamo la sua vera famiglia. Ha detto di sentirsi fra le nuvole. Finalmente gli è tornato il colore sul viso”. Anche lo zio materno Or Nirko è intervenuto sulla vicenda: “Me lo sentivo che quella famiglia avrebbe fatto qualcosa di sporco per aggirare la legge italiana”.

 

“Arrivare però al punto – ha aggiunto Nirko – di organizzare un sequestro vero… che dire? Siamo disperati. La sua vita era già fin troppo difficile, non meritava altra sofferenza”. Il piccolo Eitan ha perso entrambi i genitori e un fratellino. Sarebbe dovuto rientrare a casa dopo del tempo trascorso con il nonno, ma non è più tornato a casa. La zia affidataria accusa: “È stato rapito da suo nonno Shmuel Peleg”.

 

 

 

Alle accuse ha risposto la zia materna che prima ha negato si tratti di un rapimento, poi ha aggiunto: “Siamo stati obbligati, non avevamo più saputo quali fossero le sue condizioni mentali e di salute” le parole di Gali Peleg. “Potevamo solo vederlo per breve tempo. Ci hanno tenuto nascoste le sue condizioni di salute. Lo abbiamo riportato a casa, così come i genitori volevano per lui”. Intanto, però, la comunità ebraica di Milano ha condannato l’episodio: “Un atto gravissimo che viola le leggi italiane e internazionali”.

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